IL PATRIOTTISMO IERI E OGGI

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“O compagni sul letto di morte,  o fratelli su libero suol”
Il famoso verso di Manzoni dell’ode Marzo 1821 esprime l’entusiasmo per la possibile apertura di un processo di indipendenza nazionale e incita alla difesa della patria e alla possibilità di morire per difenderla dal “piede straniero”.
Sono trascorsi quasi duecento anni da allora e, per fortuna oggi viviamo in un Paese libero, integrato in un più vasto panorama europeo e mondiale, aperto verso il futuro e l’innovazione. I nostri giovani però appaiono  agli occhi dei più una generazione vuota di ideali, di punti di riferimento, di tradizioni e privi di valori.  Ritengo sia una lettura affrettata e priva di fondamento. Sono molti i giovani che credono nel valore dell’amicizia, della famiglia, della verità, della sincerità, della giustizia, della lealtà, della solidarietà, del rispetto e della rinascita civile della nostra nazione. Come si potrebbe definire tutto questo se non “amor di patria”? Sarebbe riduttivo catalogare i giovani oggi, come fanno alcuni sociologi, generazione delle tre «esse»: soldi, successo e sesso. Credo invece che la differenza rispetto ai giovani risorgimentali sia una certa difficoltà nel concretizzare questi valori perché un conto è credere in un valore e un conto è viverlo. Duecento anni fa i valori non apparivano soltanto come entità ideali ma si concretizzavano nelle attitudini verso le persone. Questo dobbiamo ritornare ad insegnare ai nostri giovani partendo dalla fiducia nei loro confronti e dalla storia.
Il nostro Risorgimento ha elaborato un’ideale di patria fondato, senza equivoci, sul principio della libertà civile e politica e sul rispetto della libertà degli altri popoli e delle altre nazioni. Le radici storiche di questo concetto di patria sono nel pensiero politico del Rinascimento e nell’Illuminismo. Si tenga presente, per citare soltanto l’esempio più eloquente, la voce ‘patrie’ nell’Encyclopédie: “Patria non significa il luogo in cui siamo nati, come vuole la concezione volgare, bensì uno Stato libero (état libre) di cui siamo membri e le cui leggi proteggono le nostre libertà e la nostra felicità (nos libertés et notre bonheur)”.
Questa tradizione di pensiero interpreta l’amore della patria come amore caritatevole della libertà e del bene comune che si traduce in cura e servizio. Se poi vogliamo avere una prova definitiva della presenza e dell’importanza dell’idea risorgimentale di patria nella nostra storia e nelle nostre istituzioni, non dobbiamo fare altro che leggere il dibattito alla Costituente che portò all’approvazione dell’art. 52: (“la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. La Costituzione elenca numerosi diritti e doveri dei cittadini italiani, ma quello della difesa della patria è l’unico che definisce “sacro”).
La scelta di inserire la parola ‘patria’ nella Costituzione repubblicana fu infatti motivata dalla considerazione che la patria nata con la Repubblica non era più quella del fascismo ma voleva ispirarsi all’ideale di Mazzini. Le due più importanti esperienze di emancipazione politica della storia italiana, il Risorgimento e la Resistenza antifascista, che tali furono nonostante i loro limiti e i loro vizi, sono state dunque sostenute dall’idea che patria vuol dire libertà comune di un popolo che vuole vivere libero fra popoli liberi. Questo è oggi il senso giusto e contemporaneo dell’amor di patria che noi adulti abbiamo l’onere di risvegliare nei nostri ragazzi…
Sì. Risvegliare! Perché si è assopito a causa della sfiducia verso il futuro, a causa di esempi negativi di adulti che hanno perso la loro identità di guida per i ragazzi, a causa di una superficialità nei costumi e non da ultimi, a causa di una diffusa incoerenza e un preoccupante individualismo. Se dalla storia passiamo alla riflessione politica e ci chiediamo se questa (non altre) idea di patria e di amor di patria abbia ancora valore come ideale normativo ed educativo, bisogna dire un fermo “Sì!”,  bisogna dire che senza di essa non può esserci rinascita civile.
I nostri giovani devono capire che la Storia è ancora la nostra maestra di vita e da essa bisogna partire per far capire loro cosa si intenda per  rinascita civile, cioè la riscoperta del senso del dovere che nasce dal sentimento di gratitudine nei confronti delle persone che ci hanno permesso con il loro impegno e il loro sacrificio di vivere liberi, dall’affetto per i luoghi, dalle narrazioni, dai miti, dai simboli, dalle musiche. Le rinascite, quelle vere, richiedono un impegno di anni di molti uomini e donne del futuro che oggi sono i nostri ragazzi. In nome di che cosa dovrebbero impegnarsi in uno sforzo comune se non sappiamo dire loro che è per l’Italia?
Basterebbe alle volte leggere pagine come queste nelle scuole oggi, piuttosto che tanti progetti ampollosi, per ispirare alti sentimenti patriottici:
Oh tu non puoi ancora sentirlo intero quest’affetto! Lo sentirai quando sarai un uomo, quando ritornando da un viaggio lungo, dopo una lunga assenza, e affacciandoti una mattina al parapetto del bastimento, vedrai all’orizzonte le grandi montagne azzurre del tuo paese; lo sentirai allora nell’onda impetuosa di tenerezza che t’empirà gli occhi di lagrime e ti strapperà un grido dal cuore. Lo sentirai in qualche grande città lontana, nell’impulso dell’anima che ti spingerà fra la folla sconosciuta verso un operaio sconosciuto dal quale avrai inteso passandogli accanto, una parola della tua lingua. Lo sentirai nello sdegno doloroso e superbo che ti getterà il sangue alla fronte, quando udrai ingiuriare il tuo paese dalla bocca d’uno straniero. Lo sentirai più violento e più altero il giorno in cui la minaccia d’un popolo nemico solleverà una tempesta di fuoco sulla tua patria (Edmondo De Amicis, Cuore, lettera del padre ad Enrico, gennaio 1889).

Giovanna Soccio



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