QUELLI CHE LA POLITICA…

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GIUGNO  2017  – BREVE RIFLESSIONE A UN ANNO DALLE ELEZIONI CERNUSCHESI

Mi voglio fare del male. Scriverò di politica locale: un tabù per alcuni, ma miscredenze e luoghi comuni si possono ogni tanto sfatare.

Un anno fa terminava il periodo elettorale a Cernusco. Stabiliti vincitori e vinti, sono iniziati cinque anni di Amministrazione comunale per la lista civica Insieme per Cernusco. Al di là di là dei volti di chi governa e di chi siede tra i banchi della minoranza, rimango dell’idea che la politica nel nostro paese rimanga per pochi, in quanto poco partecipata.

Gazebi in piazza, riunioni settimanali, incontri con le associazioni e la gente (non numerosa) nel periodo preelettorale, poi tutto sparisce. Chi s’è visto, s’è visto. Molti candidati non eletti scompaiono dalla faccia del paese dopo promesse e discorsi a caccia di voti.

Si formano le Consulte cittadine: numeri ristretti, poche adesioni, con molto impegno da parte di coloro che ne fanno parte.

Consigli comunali: non più deserti come anni fa, ma certo la cittadinanza non vi partecipa. Nell’ultimo Consiglio del 14 giugno si consuma l’ennesima diatriba tra maggioranza e minoranze per via della concomitanza, per quella sera, dell’Assise stessa e di un incontro a Lecco su Silea e rifiuti. Banchi vuoti da una parte, dall’altra si tira avanti senza guardarsi troppo intorno. Sei persone presenti  tra il pubblico, stampa locale compresa. Ma il cernuschese medio, dopo aver letto, se lo ha fatto, questa notizia cosa avrà pensato? E’ un problema che lo avrà toccato da vicino?

Bene, personalmente evinco che il cittadino, fateci caso parola spasmodicamente usata da tutti in campagna e nei programmi elettorali, è alieno a tutto questo. Ma non dovrebbe essere così.

Purtroppo la politica a Cernusco L.ne da anni divide, non unisce. La gente si allontana, compare sempre meno alle votazioni (1/3 degli aventi diritto l’anno scorso non si è recata alle urne). La soluzione non è semplice, ma prima di tutto, anche se si hanno idee diverse, il clima non dovrebbe essere così ostile. Se si ama veramente questo paese bisogna trovare una strada comune: è difficile, ma è il primo obiettivo da raggiungere; frasi come “abbiamo vinto, governiamo noi” lasciamole ai cari parlamentari, i cernuschesi non meritano questo.

Secondo obiettivo, il cittadino una volta coinvolto, deve responsabilizzarsi e non delegare, ma partecipare alla vita del paese; e questo è un altro tasto dolente, di cui non mi sento di scrivere ora: non mettiamo troppa carne al fuoco.

C’è chi ama (io no, personalmente) usare come slogan, citazioni dette da altri (papa Francesco il più gettonato), tra cui questa: “Libertà è partecipazione”.  Quindi, provoco: noi cernuschesi siamo liberi?

di Dario Vanoli



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