OSNAGO, 60 ANNI DI MESSA PER MONSIGNOR MANGANINI

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Lo scorso 26 dicembre Monsignor Luigi Manganini ha festeggiato i suoi 60 anni di Messa nella sua comunità di Osnago in occasione della festa patronale. L’anno scorso abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo e conoscere le sue origini e la sua storia di uomo di chiesa.

Nasce a Osnago il 24 novembre del 1935 da mamma Carolina e papà Giuseppe e i nonni materni sono originari di Cernusco, precisamente di Moscoro e della curt di Rumet.
Il padre è stato in guerra dal 1942 al 45 e quindi la famiglia ha vissuto questo evento  in modo molto sentito; nel scegliere se frequentare la scuola media a Merate, Luigi già sentiva dentro di sé il desiderio di fare il sacerdote. Pertanto si trasferisce in seminario a Seveso per poi proseguire con gli studi classici. A 19 anni decide di iscriversi a Teologia; è l’estate del 1954 e in quel periodo muore il cardinale di Milano Alfredo Ildefonso Schuster. Diventa prete nel 1958 e la prima destinazione che gli viene affidata è il paese di Cornago, dove rimane per otto anni come viceparroco .
«In questi anni ho contribuito alla costruzione dell’oratorio – ci racconta – Dopodiché, nel ’66, sono stato trasferito a Milano nel quartiere Giambellino: era un periodo difficile per la Chiesa per via delle contestazioni in corso e sono rimasto ad aiutare l’anziano parroco fino al 1971».
Il passaggio successivo è stato ancora più significativo, in quanto il Monsignore viene trasferito nella parrocchia di Pieve Emanuele, in zona Opera, priva di chiesa e casa parrocchiale. Utilizzano un capannone come chiesa e  don Manganini vive in una casa popolare, poiché quella zona è abitata dai dipendenti della Incis.
«E’ segno di una comunità che lavora sulla parola e la liturgia; il catechismo viene spiegato nelle abitazioni – ci dice il Monsignore. Intanto erano stati avviati i lavori per la costruzione di una chiesa,  inaugurata poi nel 1981. Sono stati anni intensi, molto belli, a stretto contatto con la gente».
Nel 1985 Monsignor Manganini ritorna a Milano come parroco della chiesa di San Pio V, zona di residenze benestanti ma anche di case popolari.
«Qui avevo tre coadiutori e io avevo il ruolo di coordinatore. Ci sono stato fino al 1993, quando, l’allora cardinale di Milano, Carlo Maria Martini ha indetto il Sinodo con i rappresentanti del clero e dei laici per ricostruire le norme generali della diocesi di Milano. In quell’occasione sono stato nominato segretario».
Nel  1995 monsignor Manganini diventa vicario episcopale all’Arcivescovado e si occupa dell’evangelizzazione e i sacramenti e dei progetti pastorali fino al 2002, quando il cardinale Martini lascia e subentra il cardinale Dionigi Tettamanzi.
«Ho ricoperto il ruolo di vicario anche con il nuovo vescovo fino al 2010 oltre al ruolo di arciprete del Duomo di Milano, carica che ho  mantenuto fino al 2012 – ci spiega – Poi superata l’età canonica di 77 anni, sono rimasto vicario episcopale emerito, ma ho chiesto all’arcivescovo Angelo Scola di potermi dedicare il sabato e la domenica alla vita pastorale, occupandomi così delle parrocchie di Rovagnate, S. Maria Hoè, Perego e Monte, così da poter tornare alla mia casa a Osnago. Adoro fare passeggiate in quei giorni attorno nella splendida cornice del Parco del Curone e di Montevecchia».
Due sono i cardinali con cui monsignor Manganini ha avuto uno stretto rapporto: Martini e Tettamanzi.
«Martini ha intuito il mio carattere, i miei desideri ed è stato lui a  volere che diventassi segretario del Sinodo e vicario di settore. La sua impronta è fortemente legata alla Parola di Dio per tradurla  e portarla nella vita e nella pastorale. Tettamanzi è stato, come dire, più popolare, in quanto amava stare tra la gente portando al centro del suo cammino i problemi della carità».
Un ultimo argomento che vuole toccare Monsignor Manganini è quello della liturgia, a lui molto caro.
«Ho collaborato con Tettamanzi al completamento della riforma liturgica, perché mancava il lezionario. Il messale era stato riformato ai tempi di Colombo, il Breviario con Martini con altri libri secondari. Cosi abbiamo avviato studi operativi  per un nuovo lezionario per il rito ambrosiano e ci siamo riusciti, rivedendo il calendario Ambrosiano, ridando alle domeniche i nominativi che erano andati persi. Oltre ai tempi forti di Avvento e Quaresima ora si parla di domeniche prima e dopo l’Epifania, la Pentecoste e il martirio di Giovanni Il Battista e la dedicazione del Duomo. Avevamo inoltre cercato di valorizzare la domenica, con un’apposita liturgia per la Messa vigilare, come avviene per la Messa di Pasqua, poi con il cardinale Scola questa è stata semplificata».

D.V.



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