CERNUSCO, CENITI PRESENTA VITE SPEZZATE

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Cosa succede quando in un attimo il sogno in cui credevi si interrompe? Quando in un attimo tutto finisce e ci si deve reinventare la vita da capo?
Sulle risposte a questi quesiti ha fatto riflettere il pubblico presente Francesco Ceniti, giornalista cernuschese presso la Gazzetta dello Sport, venerdì  3 novembre al cineteatro San Luigi di Cernusco, attraverso storie di sportivi e in particolare di calciatori che durante la loro vita hanno dovuto interrompere la carriera a causa di imprevisti.
A introdurre la serata è stato il sindaco Giovanna De Capitani, che ha colto l’occasione per ringraziare il giornalista e i suoi ospiti per aver dato modo ai presenti di riflettere dal un altro punto di vista sul mondo del calcio. Moderatore della serata Daniele Redaelli, che lavora alla Gazzetta da più di quarantasei anni, il quale si è detto orgoglioso e contento di poter presentare la serata, visto il tema trattato,  e ha passato la parola a Luigi Garlando, Capo del calcio della Gazzetta dello Sport che dopo venticinque anni da inviato ora si dedica al giornale, cercando di trovare un modo nuovo per raccontare il calcio. Il giornale, secondo Garlando, per sopravvivere deve diventare sempre di più un approfondimento, e mentre la televisione ci racconta cosa è successo, il giornale deve spiegare perché è successo. Proprio per questo nella redazione hanno provato ad avere più competenze, per esempio, invitando diversi allenatori e arbitri che approfondivano dei punti che magari la televisione trattava in modo più superficiale.
«Un altro filone di sopravvivenza per  un giornale di carta è quello del racconto, cioè un approfondimento da un punto di vista umano, mentre la televisione fa vedere il goal dell’atleta, il giornale può fare vedere l’uomo che c’è dietro al campione» aggiunge Garlando.
Proprio in questi tre anni, la Gazzetta ha  aperto diversi filoni narrativi e uno importante è stato affidato a Ceniti, un grande cronista, che ha la curiosità di scoprire, di scavare, ma che  è anche una persona di grande sensibilità, capace di catturare l’emozione e i sentimenti. Ha cominciato con i gialli dello sport, legati alla sua competenza arbitrale, dove c’è l’errore e c’è qualcosa che non va, oppure grandi  episodi della storia dove sono rimasti delle ombre, e recentemente si è dedicato alle Carriere spezzate.
«La Gazzetta dello Sport ha sempre sentito l’esigenza istituzionale di essere educativa, di insegnare ai lettori e in  particolare ai ragazzi il valore dello sport  e quindi, a mio parere –  aggiunge Garlando –  Questo  libro di Ceniti insegna ai ragazzi che lo sport non è solo sogno, non è solo luce e ribalta, ma può essere ad un certo punto una luce che si spegne e diventa un partita diversa. I ragazzi quindi devono essere preparati ad affrontare una seconda partita, quando e se il destino spezza il sogno».

Toccanti le testimonianze di due ex giocatori, Amedeo Baldizzone e Roberto Bacchi, che hanno raccontato con emozione, il motivo per cui hanno dovuto abbandonare la carriera del calciatore e reinventarsi un’altra vita. Racconti, che Ceniti ha saputo catturare e farli diventare emozione per chi si accosta alla lettura del suo libro, appunto Carriere Spezzate, nel quale partendo dalla storia di Marco Van Basten ha toccato storie di vita di calciatori meno conosciuti  che hanno smesso di solcare i campi da calcio per problemi di salute, per incidenti, o per altri motivi. Amedeo Baldizzone, genovese che ha abitato a Zingonia, ha giocato all’Atalanta in serie A, nel Cagliari in serie A, nel Forlì e a Piacenza. Ha smesso di giocare dopo un grave infortunio. Ha raccontato di quanto sia stata davvero dura e complicata la ripresa.
Alla fine ha deciso di salutare per sempre il calcio e di trasferirsi a Barcellona e aprire una pizzeria, dove ora vive con la sua famiglia. Ha spiegato ai ragazzi presenti tra il pubblico che bisogna giocare per divertirsi, non devono inseguire niente e nessuno. Ha commosso tutti raccontando come da allenatore ha avuto un’esperienza con un ragazzino diversamente abile che è riuscito a portare  in campo a giocare.
Roberto Bacchin ha invece raccontato il suo salto nel buio, quando dopo un tuffo si è trovato immobile su una spiaggia e ha dovuto dire addio a una carriera che lo aveva già visto vincere uno scudetto nel 1976 con il Torino. Ha subito un’operazione d’urgenza, rischiava di rimanere per sempre su una sedia a rotelle. Ha avuto la forza di ricominciare e di riscoprirsi  come uomo e ho avuto molto tempo da passare con la sua famiglia, la quale è stata decisiva per uscire da quel tunnel, anche se all’inizio è stata molto dura.
Di grande interesse anche quello raccontato dall’ex arbitro internazionale, designatore e dirigente FIFA Paolo Casarin.
«Sono sempre più convinto che il calcio è solo storia, che va raccontata e scoperta soprattutto le piccole storie – ha iniziato così il suo intervento Casarin –  perché chi fa calcio è destinato a una piccola storia, per cui questa iniziativa di Ceniti è molto interessante, perché ci fa leggere su un quotidiano quello che si può trovare in alcuni libri prevalentemente di autori sudamericani, dove la storia insegna chi è il calciatore, l’uomo, ovvero la vera anima dello sport. Ho iniziato a fare l’arbitro nel 1958, ho viaggiato per molti anni e il calcio mi toglieva i pensieri».
Ha poi raccontato la storia di Giancarlo Antognoni durante la partita Fiorentina-Genoa e di come e perché  lui che in quella partita, in cui era l’arbitro, non punì un contatto che ai quei tempi veniva definito “involontario”.
Molti dei presenti si ricordavano bene questo avvenimento. Si è soffermato poi sull’origine del calcio, nato per gente “benestante” e diventato poi l’evento denominato “domenica dei poveri”.
E’ intervenuto anche sulla domanda fatta da uno spettatore sull’importanza della Var, ribadendo quanto oggi sia utile un mezzo così tecnologico e come dietro a questa tecnica ci siano stati diversi membri di una commissione a deciderne i criteri per metterla in atto.
Ceniti poi ha raccontato di aver trovato le storie che ha messo per iscritto dopo un lavoro di ricerca, alcune di esse le ha  sentite, altre lette dagli archivi della gazzeta. L’idea era quella di cercare storie di calciatori poco conosciuti che avessero però dei messaggi da trasmettere soprattutto ai più giovani. Alcune di queste storie hanno un lieto fine, altre meno, altre non l’avranno mai.
Secondo Ceniti, la parola ha ancora un potere incredibile e spera di aver trovato un giusto equilibrio nello scrivere le storie e di essere riuscito a trasmettere che questo messaggio vale per la vita e non solo per lo sport.
A fine serata Ceniti ha autografato alcuni libri comprati dagli spettatori e in particolare da alcuni giovani lettori della Gazzetta; particolarmente simpatico è stato un ragazzino cernuschese il quale ha ammesso di chiamarsi Marco proprio in onore di Van Basten.
Francesco Ceniti classe 1969, vive a Cernusco con la moglie e i tre figli e lavora per la Gazzetta dello Sport dal 2003 e ha alle spalle altre esperienze come scrittore. Nella collana di libri della gazzetta ha già pubblicato Il ragazzo dallo zaino arancione con Alberto Tufano  nel 2015 e I grandi gialli del calcio nel 2016.

Simona Brivio



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