CERNUSCO, CRISTIAN AIROLDI RIPARTE DALL’INTER – L’INTERVISTA

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Cristian Airoldi, classe 2002, residente a Cernusco Lombardone e difensore centrale dell’Olginatese, approda all’Inter. Sogni e speranze di un ragazzo come tanti con la passione per il calcio.

Dove e quando hai tirato i primi calci al pallone?
Sin da piccolo ho iniziato a fare amicizia con il pallone, iniziando a dare qualche calcio appena ho imparato a camminare. Le mie prime corse su un vero campo di calcio però sono iniziate all’età di sei anni all’F.C. Cernusco giocando insieme agli amici del paese. Giocavo come attaccante e sono rimasto in questa società fino all’ultimo anno della categoria dei pulcini (quarta elementare), quando sono stato chiamato dall’U.S.D. Olginatese. A Olginate giocavo come ala sinistra e i primi due anni non sono stati per niente facili perché nel mio stesso ruolo c’erano giocatori oggettivamente più forti di me.

Hai pensato di non farcela?
Dopo il secondo anno iniziavo a pensare che il calcio non sarebbe stato il mio sport ma ho deciso comunque di andare avanti e l’anno successivo mi hanno cambiato ruolo, da ala a terzino sinistro anche perché nella categoria dei giovanissimi s’inizia a giocare a undici. E’ stato l’anno in cui ho iniziato a giocare più minuti e ad avere fiducia in me stesso fino ad arrivare all’anno seguente quando in me è scattato qualcosa. Ero in seconda media, stessa categoria ma mister diverso, Roberto Minniti. A lui devo tanto perché mi ha fatto capire cosa significa entrare in campo e dare tutto ogni volta con la grinta e la cattiveria giusta. Con lui ho sempre giocato da titolare e nel 2015 sono passato a giocare con i ragazzi più grandi di me di un anno, ovvero i 2001, facendo il mio primo campionato regionale. Nuovi compagni e nuovo mister: Luca Cavalli. Continuavo a migliorare grazie ai consigli che lui mi dava allenamento dopo allenamento. Abbiamo vinto il girone di campionato ma siamo stati eliminati ai quarti di finale. L’anno successivo, ovvero l’anno scorso, sono tornato a giocare con i pari età ancora con mister Cavalli, che però ha deciso di cambiarmi ruolo da terzino a difensore centrale e cambio di ruolo è stato determinante. Un’annata fantastica vissuta da capitano di una squadra meravigliosa eliminata solo in semifinale regionale.

Quando è avvenuto l’incontro con le grandi squadre di serie A?
Proprio nel 2016, anno in cui ho giocato nei 2001, ho avuto la possibilità di confrontarmi con una realtà che fino a qualche anno prima non avrei nemmeno immaginato: il calcio professionistico. Infatti, grazie alle belle prestazioni che disputavo quasi ogni domenica sono stato notato dagli osservatori di alcune squadre di serie A, che venivano puntualmente a vedere le nostre partite. Lo scorso anno, infatti, sono stato chiamato a fare provini al Genoa, Sampdoria e Carpi, senza però essere chiamato definitivamente da nessuna. L’anno calcistico seguente (da settembre 2016 a giugno 2017) ho capito che sarebbe stato l’anno giusto per il salto di qualità e già a dicembre ho rifiutato una proposta di trasferimento del ChievoVerona, una scelta azzardata ma che tornando indietro rifarei visto che poi sono arrivate le big. Fondamentale è stata la convocazione in rappresentativa regionale: una squadra composta dai migliori giocatori non professionisti della Lombardia, con cui ho disputato da capitano il Torneo delle Regioni. Bella esperienza ma eliminati nel girone. E’ stata per me una bella vetrina, infatti, al rientro sono stato chiamato da Juventus, Atalanta, Sassuolo, Genoa e Inter. Le qualità che mi hanno permesso di farmi notare tra tanti, sono il fisico, il piede mancino e il ruolo in cui gioco: la combinazione di queste tre caratteristiche ha ridotto notevolmente la concorrenza.

Com’è avvenuto l’incontro con l’Inter?
Il provino che ho fatto per l’Inter all’inizio di marzo sono stati due giorni consecutivi di allenamento con la loro squadra 2002 presso il Centro sportivo Giacinto Facchetti, dove si allenano tutte le giovanili dell’Inter, dai pulcini alla primavera. Poi non si sono fatti più sentire fino alla fine del campionato, quando hanno deciso di acquistare il mio cartellino, battendo la concorrenza. Quando l’Olginatese mi ha informato della cessione sono stato contentissimo e orgoglioso di me stesso e del percorso che ho fatto. So benissimo che adesso inizia la parte più difficile dove l’impegno e il sacrificio saranno alla base di ogni giorno. Il giorno della firma del contratto (19/06/2017) non credevo a quello che stava per succedere, sembrava tutto un sogno, prima le visite mediche al CONI, con il terrore di non superarle, fino ad arrivare al momento di leggere il cartellino, prendere la penna e mettere la mia firma. Da quel momento sono diventato un nuovo giocatore dell’F.C. Internazionale under 16, un’emozione indescrivibile.

Com’è andato il tuo primo ritiro con la squadra?
Ho iniziato il 2 agosto la preparazione con la squadra nuova e il 3 agosto siamo partiti per il ritiro a San Giorgio di Brunico per dieci giorni. Qui abbiamo lavorato parecchio facendo tutti i giorni due sedute di allenamento: una al mattino e una al pomeriggio. Preparazione atletica, tattica e tecnica, ma anche conoscenza per amalgamare il gruppo, con me, infatti, sono arrivati altri cinque ragazzi nuovi. Per quanto riguarda l’aspetto calcistico sono rimasto stupito perché si cura ogni singolo dettaglio in modo tale da migliorare il più possibile allenamento dopo allenamento. L’ambiente è serio, ma si riesce comunque a scherzare fuori dal campo, senza però superare i limiti dettati dalla società. Con i compagni mi sono trovato bene, anche se ci vorrà ancora del tempo per migliorare l’affiatamento. Ci sono tante regole da rispettare in campo, ma anche fuori.

Come cambia la tua vita ora?
Questa nuova esperienza comporta, però, dei cambiamenti notevoli nella vita di tutti i giorni: inizierò, infatti, a fare il pendolare. Ho dovuto cambiare la scuola. Quest’anno ho frequentato la prima superiore del liceo scientifico sportivo all’Istituto Bachelet di Oggiono con buoni risultati. Continuare lì sarebbe stato troppo complicato perché quattro giorni a settimana mi sarei dovuto spostare con i mezzi per essere a Milano entro le 15.30 (orario degli allenamenti). Visti i ritardi e gli scioperi dei treni cui siamo abituati, ho pensato di iscrivermi a una scuola direttamente a Milano, così prenderò il treno delle 6.31 per andare a scuola, poi pranzo, allenamenti e rientro a casa verso le 20.00. Dopo cena mi dedicherò allo studio, che non ho intenzione di tralasciare. Ovviamente avrò anche meno tempo per vedere gli amici, ma sono sacrifici che sono disposto a fare.

Come sta vivendo la tua famiglia questo momento?
La mia famiglia è orgogliosa di me e io devo ringraziare molto i miei genitori, perché mi hanno sempre sostenuto nelle difficoltà e hanno assecondato i miei desideri, mettendomi però in guardia sulle conseguenze delle mie decisioni. Mi tengono con i piedi per terra, ma ovviamente sono contenti per questa possibilità che mi si è presentata.

Possiamo svelare la tua squadra del cuore?
Certo che si può svelare la squadra del cuore! Sono sempre stato un milanista sfegatato e lo sarò ancora nonostante giochi nella squadra rivale.

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
Ovviamente credo nel percorso che ho appena iniziato altrimenti non avrei fatto questa scelta e sarebbe stupido negare che è stato il mio sogno fin da quando ero piccolo. La speranza è quella di arrivare un giorno a mettere piede a San Siro e magari giocarci un derby contro la squadra del cuore. Sarà tutt’altro che facile e so che tra le gioie ci saranno anche momenti di difficoltà, di delusione e di scoraggiamento; tuttavia ora penso solo a lavorare umilmente e a testa bassa per cercare di migliorare allenamento dopo allenamento. Allo stesso tempo mi impegnerò a continuare nel migliore dei modi gli studi. Comunque vada sarà un’esperienza di vita.

Martina Cereda



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