OSNAGO – EMILIO RUFFONI, UNA VITA DEDICATA AI TELEFONI

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Osnago, paese ricco di personaggi illustri e culturalmente molto attivo, possiede anche “il più piccolo museo vivente dei telefoni”.
E’ così che ama definirlo il suo ideatore e realizzatore, Emilio Ruffoni, il quale con molta disponibilità ha ospitato la nostra redazione per raccontare a tutti i lettori la sua vita dedicata a questo mezzo di comunicazione.
Nato a Merate, il 6 maggio del 1934, figlio del lattaio del paese, veniva soprannominato “uno dei monelli di Piazza Fontana” per la sua innata vivacità. La sua insaziabile curiosità lo portò a “giocare” con tantissimi oggetti che lo circondavano, aprendogli la strada per una vita attiva e ricca di esperienze significative.
«Mi piaceva suonare i campanelli e i citofoni per capire come funzionavano – racconta ancora con tanto entusiasmo – Fin da giovanissimo mi sono dedicato ai telefoni, alle telescriventi, ai ponti radio».
La sua prima esperienza lavorativa è stata presso l’Aeronautica di piazza Novelli, come tecnico e dove si è formato professionalmente. Successivamente ha lavorato alla Siemens ”e poi per ventun anni presso Il Corriere della Sera come tecnico delle telecomunicazioni presso la centrale telefonica. Grazie alla sua vivacità creativa e alla sua capacità oratoria, il signor Ruffoni è una delle poche persone che è riuscito a trasformare il proprio lavoro in un’autentica passione. Infatti nel corso degli anni ha progettato, realizzato e collezionato telefoni estrosi e unici, tutti ancora perfettamente funzionanti che tiene in “bella mostra” presso la propria abitazione. Generoso e preciso nel presentare le proprie opere ai suoi interlocutori, Ruffoni racconta come fin da giovanissimo andava per mercatini alla ricerca di telefoni di diverse epoche o di diverse nazionalità, cercando anche informazioni sul loro funzionamento. Appena si entra nel suo piccolo “museo”, infatti,  è subito possibile ammirare telefoni  del secolo scorso, provenienti da diversi Paesi come Belgio, Germania, Francia, Inghilterra… che presentano sistemi differenti di funzionamento.

Ruffoni ci tiene a sottolineare l’importanza di “tenere in vita” questi telefoni. «Sono riuscito a fare rivivere l’800 attraverso la spiegazione e l’utilizzo delle tecniche di quell’epoca»  ci spiega. Sorprendente e nello stesso tempo divertente l’esperimento che ci ha mostrato per riuscire a mettere in funzione un telefono dell’800 con un smartphone dei nostri giorni. Siamo, infatti, riusciti  a comunicare perfettamente, utilizzando il nostro cellulare e uno dei molti telefoni esposti. Questa dimostrazione è quella che porta nelle scuole o nelle mostre per dare vita ai telefoni. Importante per lui è poter toccare, capire e far funzionare questi apparecchi per chi li osserva , per evitare di ritrovarsi di fronte a qualcosa di troppo statico, di troppo fermo. Molti dei suoi studi si sono soffermati sul tipo di “chiamata”, ovvero a gancio, a manovella, a disco e grande interesse ha avuto anche per il “vivavoce”.
Ruffoni racconta poi del suo incontro con Enzo Tortora, conosciuto presso Il Corriere che, apprezzando da subito le sue opere, lo invitò a partecipare alla conosciutissima trasmissione Portobello. Da quell’istante l’osnaghese ebbe l’occasione di far conoscere le proprie opere al grande pubblico e a tantissime persone; grazie all’incontro con Beppe Recchia, iniziò una serie di partecipazioni a trasmissioni televisive sia della Rai  che di Mediaset.
«Ho partecipato al Maurizio Costanzo show, al Drive in, ai Fatti vostri, a Buongiorno Lombardia, a Risot alla milanese, a Verde Pistacchio, alla TV dei ragazzi e a tanti altre trasmissioni – aggiunge -Indimenticabile anche la partecipazione alla trasmissione Pentatlon condotta da Mike Buongiorno nella quale ho risposto alla domande sulla vita di Meucci e sono riuscito persino a vincere  un’automobile». Un elenco lunghissimo di personaggi hanno fatto da cornice alla passione di Ruffoni. Grande l’ammirazione provata per le sue opere da parte di personaggi come Fabrizio Frizzi e  Giancarlo Magalli.
Moltissime delle sue opere vennero commissionate apposta per sketch interpretati da comici come Teo Teocoli, Ezio Greggio, Gianfranco D’Angelo, oppure utilizzate da conduttrici come Susanna Messaggio, cantanti come Amanda Lear o attrici come Lory Del Santo e tantissimi altri personaggi noti. Davvero tantissime le fotografie e gli articoli che testimoniano una vita dedicata ai telefoni da parte del signor Emilio e tante le ottime recensioni riguardo le diverse mostre realizzate sia sul nostro territorio che all’estero.
Nel corso degli anni ha realizzato diverse opere, utilizzando materiale di ogni genere: dalle frizioni di una macchina, alle corna di una mucca, da una clessidra ad una botte di vino, dal cerchione di una macchina al soffione della doccia o al macinacaffè. Ha realizzato con massima cura tutti i dettagli delle sue opere, ai quali ha anche attribuito un nome.
«Spesso giravo per le vetrine dei negozi per prendere ispirazione – ci spiega illustrandoci con orgoglio e facendoci provare a far funzionare i suoi telefoni – Simpatico e bizzarro il telefono da bagno, nato da un’idea di Tortora; “religioso” quello che ha realizzato per papa Wojtyla in occasione della visita che il Pontefice fece a Milano, di cui vado molto fiero. Divertente quello carnevalesco, elegante quello in ferro battuto, unico quello con la botte di vino incorporata che permette a chi telefona di poter anche bere, romantico quello a forma di gondola».
Quindi davvero telefoni per ogni gusto e per ogni esigenza. Forse però il telefono più conosciuto della sua collezione è quello chiamato “Mundial” riferito ai Mondiali di Spagna dell’82, ricoperto dalla firma di Bearzot e di tutti i componenti di quella indimenticabile nazionale.
Pertanto, fantasia, creatività , curiosità, intelligenza  e tanta passione fanno del signor Ruffoni un vero artista che ci saluta raccomandandoci di “giocare” sempre per imparare a vivere e per imparare ad appassionarci a qualcosa.
Sarebbe bello trovare un luogo o un’occasione adatta a far rivivere questi telefoni.

Simona Brivio



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