Incontriamo Natalina Isella (nella foto) durante la sua permanenza a Cernusco presso Casa San Paolo. È sempre sorridente e pacata nel raccontare la vita a Bukavu nonostante la situazione politica e sociale della città che dallo scorso febbraio è stata conquistata dai ribelli dell’M23.
«Adesso ci sono questi giovani coraggiosi – ci dice Natalina – chiamati i Wazalendo che si stanno opponendo ai ribelli e li stanno mettendo in crisi, ma fanno una resistenza difficile perché non hanno armi e non sono organizzati».
In questa città dove le Ong se ne sono andate ed è rimasta solo la Croce Rossa, e dove le armi aumentano insieme alla povertà, le rapine sono all’ordine del giorno e Natalina ci legge il messaggio arrivatole da un ragazzo la cui madre è stata derubata dei soldi guadagnati con la vendita del pesce che sarebbero serviti per sfamare la famiglia. Perché da quelle parti la gente vive alla giornata, con quello che riesce a racimolare con il proprio lavoro o con l’aiuto di altri.
In quarantotto anni di permanenza in missione Natalina deve averne viste tante di situazioni difficili ma il suo compito è quello di guardare avanti per dare un futuro e una famiglia ai tanti bambini e ragazzi al Centro Ek’abana, traumatizzati da situazioni di degrado, abbandono e violenza.
«Al Centro diamo spazio a tanti giovani che hanno finito l’università e ci chiedono di fare alcuni lavoretti, intrattenendo i piccoli ospiti. Ci sono stati avvocati che hanno organizzato una serie di incontri serali sulla mediazione dei conflitti nelle scuole e ragazzi delle scuole superiori che arrivano per fare tirocinio, insieme a psicologi per preparare il Grest, l’oratorio estivo, tenendo occupati i bambini nel periodo delle vacanze scolastiche. Per tre giorni la settimana il centro diurno è aperto anche per bambini diversamente abili. Finito il tirocinio questi giovani cercano un lavoro per aiutare le famiglie e noi diamo una mano a trovarlo».
Quasi ogni domenica alcuni volenterosi arrivano al centro a portare farina, zucchero, riso e biscotti. Sono soprattutto questi ultimi a far felici bambini e ragazzi non abituati ai dolci. La loro alimentazione infatti è invariata: a colazione si mangia il Masoso, ovvero una specie di polentina a base di mais, soia e sorgo cui viene aggiunto poco zucchero, a mezzogiorno riso e fagioli e la sera polenta e legumi. Di latte nemmeno l’ombra, le loro mucche non sono da latte e le uova arrivano solo dal Ruanda.
«La scorsa domenica – ci dice ancora Natalina – sono arrivati al Centro un gruppo di giovani medici con materiale per l’igiene e hanno spiegato ai ragazzi e alle giovani l’importanza di una corretta igiene personale. È arrivata anche una corale per far cantare i bambini. È bello vedere questi giovani che hanno realizzato l’importanza del gesto concreto sommato alla preghiera».
Natalina fra due anni dovrebbe lasciare il Paese e ci dice che stanno arrivando alcune suore per continuare il lavoro svolto.
Le necessità sono tante per la missione e si va avanti come si può. Manca tutto o quasi e i soldi servono per comperare generi alimentari, materiale didattico e quant’altro e anche per pagare le tasse scolastiche e gli insegnanti che altrimenti non verrebbero retribuiti.
Le ragazze dopo le scuole medie solitamente fanno corsi professionali di cucito, parrucchiera, estetista, cucina, in modo da trovare un lavoro al reinserimento nelle famiglie d’origine o in quelle affidatarie.
Al calar della sera il rosario della pace, recitato tutti insieme dopo il canto dei ragazzi, è un momento non solo di preghiera comunitaria ma anche di speranza. Per tutti loro e per un mondo migliore.
Per chi volesse aiutare Natalina può rivolgersi a Casa San Paolo, via Vittorio Emanuele II 2, Cernusco Lombardone o chiamare allo 0399903592.
S.F.









