Diversi i messaggi di cordoglio per la scomparsa dello storico parroco osnaghese don Piero Cecchi.
«Avrà ora ricevuto il meritato premio per tutte le anime che ha indirizzato alla salvezza sono le parole dell’ex sindaco di Osnago dal 1980 al 1995, Angelo Bonanomi – Era un sacerdote che accoglieva tutti anche i più lontani dimostrando loro il con grande amore di Dio ci guarderà sicuramente dall’alto e ci guiderà alla salvezza che lui sta già vivendo».
Una bambina, poi ragazza, poi mamma «che ti ha fatto un po’ di-sperare ma che tu hai ricolmato di speranza» lo ha voluto ricordare così: «Attaccato al Signore e a sua Madre non poteva che andarsene in punta di piedi e nella festa a Lei dedicata. Un precursore dei tempi! Dialogava da sempre e celebrava matrimoni di coloro che non frequentavano la chiesa in modo delicato quanto vero. Il primo in assoluto che ha creato miniappartamenti per stranieri in paese quando tutti lo davano per matto. Un catechista col cuore semplice con i piccoli; creatore del sabato degli adolescenti: un incontro mensile che accoglieva sia i ragazzi che frequentavano la chiesa sia tutti. Inventore di qualsiasi tipo di didattica religiosa che abbracciasse ogni tipo di fede o ateismo. Al passo coi tempi, presente sui social ma con forti radici della propria esistenza umana e cattolica. Forte di esperienze svariate: parrocchia di montagna-di frontiera aveva accolto tutti e messo tappeti e tolto sedie aule catechismo per dar possibilità di pregare a tutte le religioni. Ultimamente anche con l’età e nonostante acciacchi e limiti fisici, non poneva limiti al cuore e a infondere speranze. Ogni volta che innalzava Gesù alla consacrazione sorrideva beato come solo un contemplativo vero sapeva fare!»
«Ho avuto con lui un legame molto forte, sia nelle relazioni istituzionali che nei rapporti personali – ricorda l’ex sindaco Marco Molgora – Anche dopo la sua partenza da Osnago abbiamo continuato a sentirci e ci siamo incontrati spesso a Milano nella sua parrocchia di San Giovanni Crisostomo, anche in quella realtà molto difficile è riuscito a fare la differenza, a unire la sua fede profonda con l’azione diretta a sostegno degli ultimi».

«Mi hai accompagnato nella preghiera, mi hai vestito con la casula il giorno della mia ordinazione presbiterale, ho avuto la grazia di concelebrare con te – scrive don Mattia Argiolu – Solo il Signore Dio può inventare una nuova parola per ringraziarti immensamente, perché trovo che un semplice “grazie” a te e al Signore stesso, non basta, non esprime sufficientemente la mia infinita riconoscenza. Ciao don Piero, ti porto e porterò sempre nel cuore».
«Un prete dalla parte degli ultimi, sempre attento e partecipe – ci racconta Gilberto Colombo, storico presidente del Gevo, che era molto legato al sacerdote – Tramite il nostro sodalizio molte persone e realtà del paese hanno aiutato la realtà dove era parroco a Milano, donando alimenti e vestiti. Ci sentivamo spesso, mi mancherà».
«Mi è difficile pensare alla mia vita senza lui – è il ricordo di Piera Agrati – Noi ogni giorno eravamo uniti nella preghiera eravamo molto vicini. Da quando ha lasciato la nostra parrocchia noi non ci siamo mai lasciati, Ricordo quando ha dato un lavoro a mio figlio Riccardo. Allora ben lontano dalla chiesa perché non credente eppure con Don Piero che già conosceva Perché seguiva da anni la nonna E poi nella sua dipartita, aveva un legame di grande rispetto e amicizia. In paese qualcuno mormorava purché dare lavoro a un giovane ateo con tanti ragazzi migliori. Don Piero aveva colto la sua profonda bontà, frequentando la nostra casa e durante la grave malattia di mio marito non ce l’avrei fatta senza le sue preghiere e il suo sostegno morale: è stato sempre la mia ancora di salvezza. Un giorno gli chiesi cosa potevo fare con un figlio ateo, lui mi rispose: “Prega, dì un rosario al giorno, le preghiere di una mamma non cadono mai per terra”. Allora cominciai. Ricordo non si avvicinava alla chiesa quando un giorno, come un fulmine a cielo sereno, mi confidò che voleva farsi prete. Chiamai subito don Piero, che in realtà già lo sapeva perché lo aveva seguito nella scelta, e gli dissi: “Don un rosario al giorno, uno al mese bastava”. Don Piero aveva visto in Riccardo ciò che nessuno aveva colto. La chiamai il “don profeta”. Ha seguito don Riccardo in tutte le sue tappe dalla vestizione alla consacrazione. Rimanendo tuttora il suo amico migliore. Ho versato moltissime lacrime ma so che tu non vorresti. Ora ho un angelo che mi ama».
D.V.


