La festa di don Bosco, organizzata dalla parrocchia, ha coinvolto l’intera comunità di Osnago.
Dopo gli appuntamenti di martedì 27 presso la scuola primaria e di mercoledì 28 gennaio negli orari di catechesi in oratorio con il giovane salesiano osnaghese Lorenzo Mazzotti e i suoi ragazzi, la festa ha avuto il suo clou nella serata di sabato 31.
Alle 18 la Messa celebrata da don Stefano Guidi, direttore della FOM, e concelebrata dal parroco don Alessandro Fusetti e da monsignor Luigi Manganini, animata da bambini e ragazzi con animatori, catechisti e coretto parrocchiale alla presenza delle società sportive osnaghesi con i loro allenatori, ha visto campeggiare sull’altare la statua di don Bosco, attorniata dai colorati gonfaloni delle quattro squadre dell’oratorio estivo.
All’inizio della celebrazione il parroco ha ringraziato le realtà osnaghesi che si sono stati “scomodate” per la riuscita dei momenti di festa dedicati quest’anno a don Bosco: don Stefano, don Luigi, Lorenzo, la scuola primaria, gli Alpini, la Protezione civile I Falchi, la Polizia locale, gli amministratori locali, le società sportive, genitori e famiglie, nonni, catechisti, animatori, cantori e i collaboratori dell’oratorio.
Don Alessandro ha così ricordato che questa festa apra il 50esimo anno dalla costruzione dell’attuale struttura del Centro Parrocchiale Osnaghese. «L’oratorio è un fuoco, calore, forza che vogliamo condividere con tutti, è vivo e non ci fa stare comodi – ha detto il parroco – La luce del fuoco dell’oratorio è Gesù. Il calore del fuoco dell’oratorio è l’allegria. La forza del fuoco dell’oratorio è la passione educativa da custodire e alimentare come si fa con il fuoco».
Don Stefano durante l’omelia ha consegnato ai presenti tre parole legate a don Bosco, invitandoli a farle proprie: sogno, corda e casa.
«Tutti noi facciamo dei sogni. Giovanni Bosco è uno che aveva nel cuore un grande sogno nel cuore che l’ha guidato per tutta la sua vita» – ha detto il sacerdote – La seconda parola è corda. Ha capito che c’è qualcosa che tiene insieme l’allegria con la fede, l’allegria con la santità. E come faceva capire questa cosa ai suoi ragazzi? Giocando con loro, stando con loro, togliendoli dalla tristezza, facendoli stare insieme nella gioia. Qual è il suo modo di fare stare con i suoi ragazzi? Giocare insieme con loro, chiamarli a giocare insieme perché questo fa crescere, accende ed educa il cuore. Ha avuto l’idea, l’impegno, la capacità di portare allegria a tanti ragazzi che non avevano motivi per essere contenti. Abbiate sempre nel cuore il desiderio, la volontà di dare ai nostri ragazzi una casa per loro, non solo la loro con la loro cameretta sicura – ha concluso – ma una casa dove possano crescere insieme come ha fatto don Bosco con i suoi ragazzi. Vediamo lui come un modello da seguire per continuare a camminare e a crescere con i nostri ragazzi».
Dopo la Messa bambini e ragazzi si sono ritrovati con catechisti e animatori in oratorio per la cena insieme e alle 21 è avvenuta l’accensione del falò nel cortile dell’oratorio. Il falò è stato acceso dagli animatori che hanno ricevuto la fiaccola dai coordinatori del prossimo oratorio estivo.
Don Alessandro ha ringraziato per la collaborazione anche a questo evento, l’Amministrazione comunale, con il sindaco Felice Rocca, la Polizia locale, la Protezione civile e gli Alpini. Il parroco ha ricordato come la festa di don Bosco apra la seconda parte dell’anno oratoriano, portando verso l’oratorio estivo, e dia inizio ai festeggiamenti per il 50esimo dell’oratorio.
«Il falò ci ricorda che anche noi abbiamo un cuore che brilla perché c’è Gesù – ha infine sottolineato – L’oratorio è fuoco, è luce. Che l’oratorio illumini con la luce di Gesù, scaldi con il calore dell’allegria e renda forti con la passione educativa».
V.S.





































