In gruppo, affiatati, è un po’ come suonare in un’orchestra: da solo fai una nota, insieme fai una sinfonia. Nel volontariato questa verità diventa bellezza quotidiana. Non è solo “dare una mano”, è scegliere di intrecciare il proprio tempo con quello degli altri per costruire qualcosa che da soli non starebbe in piedi. Perché il fare squadra è importante.
Moltiplica l’impatto: dieci persone che spalano fango dopo un’alluvione fanno più di una persona per dieci giorni. Il gruppo trasforma lo sforzo in risultato concreto.
Sostiene nei momenti duri: nel volontariato si affrontano fatica, emergenze, delusioni. Un socio che ti passa l’acqua o ti fa ridere alle 2 di notte fa la differenza tra mollare e continuare. Crea appartenenza: condividere un obiettivo genera legami. Non sei più “quello nuovo”, sei parte di un “noi”. E quel “noi” resta anche fuori dal servizio. Insegna competenze vere: in squadra impari ad ascoltare, mediare, fidarti, guidare e farti guidare. Sono le famose soft skill che nessuna scuola ti dà così bene.
È bello quindi farlo nei nostri paesi. Cernusco Lombardone, 3.800 abitanti, per esempio è un paese dove il volontariato ha il volto delle persone che incontri al bar, in piazza o in parrocchia.
Qui il gruppo non è astratto: ha nomi e storie che spesso abbiamo raccontato, ma anche preferisce non esporsi e rimanere “dietro le quinte”.
Diversi gli esempi concreti che raccontano bene il fare squadra: il gruppo Alpini sempre pronto a collaborare con ogni realtà del territorio e a superare insieme le criticità. Il Corpo musicale Alessandro Pirovano che ha saputo fare squadra con Robbiate e persino esibirsi a Milano lo scorso 22 giugno. Effeotto capace di richiamare sempre nuove realtà artistiche in paese. La Commissione Biblioteca che ha portato a far conoscere Cernusco e la figura di Luigi Rusca fuori dai confini della Lombardia. La Vo.Ce., tessuto connettivo del paese: dalla consegna pasti al trasporto di anziani e disabili, perché ognuno mette un pezzo: chi guida, chi fa i turni, chi organizza. I bagai di binari capaci di organizzare eventi ogni settimana per bambini, giovani e famiglie e talvolta anche due… La Polisportiva che a ogni gara si muove in pista, sotto la pioggia o il sole cocente. E molte altre realtà ancora: Punto Rosso, la parrocchia, il centro anziani, il CCCC…
Chiaro, non è tutto oro quel che luccica. Problematiche e dissidi ci sono anche in queste realtà: non è semplice gestire più persone, figuriamoci far andare d’accordo in sintonia più gruppi. Eppure da alcuni anni qualcosa si muove, in un’unica direzione. L’importante è prefissarsi un obiettivo insieme.
Chi non partecipa, chi fa il prepotente o rema contro, fa di testa sua o riesce a trovare solo gli aspetti negativi di quello che si vuole proporre, fa danno a se stesso ma anche alla comunità.
In un paese piccolo, se non fai squadra non combini nulla. Non hai i numeri per fare “l’eroe solitario”. Devi fidarti, delegare, chiedere aiuto. E proprio per questo i risultati hanno più sapore: la festa riuscita, il sentiero pulito, l’anziano accompagnato, il ragazzo che gareggia. Dietro c’è sempre un “noi”. Il volontariato affiatato è bellezza perché trasforma la fatica in festa. Rende leggero il peso e grande l’impatto. A Cernusco Lombardone lo vedi nei dettagli: un gazebo montato in dieci minuti perché ognuno sa già cosa fare, una riunione che finisce con due risate anche se ci sono problemi da risolvere. In fondo, fare squadra nel volontariato è ricordarsi che non salviamo il mondo da soli. Lo facciamo passandoci il testimone, un pezzo di strada alla volta.
E quando il testimone arriva al traguardo, la gioia è di chi ci ha creduto. Perché la vittoria più bella non è “ce l’ho fatta io”. È “ce l’abbiamo fatta insieme”.
D.V.

