La terza edizione del Festival della fede Kenbe Fèm di Lomagna è proseguita sabato 3 ottobre con una giornata ricca di eventi.
Riflettori puntati su Alle 10.30 presso la sala della comunità di Lomagna si è tenuto l’evento Dalla periferia di Haiti alle Olimpiadi, introdotto parroco di Lomagna, don Andrea Restelli e dal saluto di Iliana Joseph, presidente dell’associazione Haititalia APS. La comunità, e in particolare i più giovani, hanno avuto l’opportunità di conoscere Richardson Viano, primo atleta haitiano a partecipare alle Olimpiadi invernali, che ha ripercorso la sua storia, raccontata nel libro Ad Haiti sognavo la neve, scritto a sei mani con Alessandro Corallo, che ha lavorato per anni presso Mediaset come autore in alcuni programmi televisivi e ha viaggiato ad Haiti con Anpil ETS, e Alessandro Demarchi, giornalista, fotografo, operatore di cooperazione internazionale con CISV ETS, che ha vissuto ad Haiti, e fondatore di Haititalia APS.
Dai primi tre anni di vita trascorsi in un orfanotrofio haitiano all’adozione da parte di una famiglia di origine italiana residente in Francia, l’atleta ha condiviso come il padre adottivo, guida alpina, lo abbia avviato allo sci fin da piccolo. Questa passione lo hai poi portato ad essere chiamato a vestire i colori della sua terra d’origine alle olimpiadi invernali Pechino 2022, nelle quali è stato anche portabandiera per Haiti, e a Milano-Cortina 2026. L’incontro si è concluso con un momento dedicato a foto e firmacopie, seguito dall’aperipranzo solidale curato dai volontari del GSO.
Alle 18 presso fra Claudy Denizé, sacerdote haitiano ex studente di suor Luisa Dell’Orto, ha celebrato la Messa con il parroco, padre Pietro di Lomagna e padre Frandel, anche lui ex studente di suor Luisa. Durante l’omelia fra Claudy, dopo aver salutato i presenti e aver ringraziato il parroco, riprendendo la frase del Vangelo “siamo servi inutili e abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, ha richiamato l’importanza del servizio silenzioso e disinteressato: «il bene non si fa per essere applauditi. Il vero cristiano non ha bisogno di essere visto, ma ama, serve e dona sé stesso e poi rimette tutto nelle mani di Dio».
Ha poi ricordato le figure di San Francesco d’Assisi e di suor Luisa, delineando il ritratto di una donna che ha offerto accoglienza, sostegno, educazione, sempre disponibile, al servizio e in ascolto degli altri, pratica, dinamica, rigorosa nei voti e che ha fatto cose semplici con amore straordinario.
«Non tutti siamo chiamati a vivere come loro ma a diventare servi della famiglia, della parrocchia, della società, dei poveri, di chi è solo, di chi non ha voce, perché la nostra vita possa diventare Vangelo. Oggi la periferia non è sempre lontana; a volte è la persona che vive accanto a noi e nessuno ascolta, è un giovane che ha perso la speranza, è una famiglia ferita, è una persona giudicata da tutti e amata da nessuno – ha concluso fra Claudy – La carità cristiana profuma come Francesco e Luisa, come ogni persona che serve senza aspettarsi applausi».
Dopo la Messa è stata la possibilità di cena a cura del GSO e alle 21 in chiesa parrocchiale si è tenuto il concerto – meditazione Illumina il cuore mio del Coro Shekinah, costituito da giovani provenienti da diversi oratori dell’Arcidiocesi di Milano, dal laboratorio I colori della fede, a suo tempo proposto dal Servizio per i Giovani e l’università dell’Arcidiocesi di Milano, dal mondo universitario, da esperienze e incontri diversi tra loro, accompagnati da musicisti professionisti. Il coro, diretto da Filippo Bentivoglio e introdotto dal responsabile don Bortolo Uberti, prevosto di Lecco, ha proposto un’applaudita e suggestiva esibizione che ha unito meditazione e grande forza espressiva.
V.S.

























































