Riceviamo e pubblichiamo comunicato del presidente della Consulta Urbanistica e Viabilità di Cernusco Lombardone, Lino Guglielmo (nella foto), in merito alle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Con i costi dell’energia in aumento, per un’Amministrazione che entra nel mondo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) la domanda non dovrebbe essere soltanto se ha aderito o promosso la realizzazione di una CER, ma quali risultati ha prodotto. Quale contributo ambientale è stato dato? Quanto valore è stato generato per la comunità? Quanto di quel valore è rimasto sul territorio e nelle casse pubbliche? E quanto si è contribuito a contenere l’aumento dei costi energetici, con un sostegno concreto alle utenze?
Le CER sono nate con una finalità precisa: favorire la produzione di energia da fonti rinnovabili, permetterne la condivisione e generare benefici ambientali, economici e sociali. In questo quadro, l’Ente Pubblico può diventare promotore e garante di un modello in cui il valore dell’energia prodotta resta sul territorio.
Il principio è chiaro: chi produce energia rinnovabile la mette a disposizione della comunità; chi consuma partecipa alla condivisione e, utilizzando questa energia, contribuisce a un maggior consumo di energia pulita. Ne beneficiano l’ambiente e tutti i partecipanti, grazie agli incentivi erogati dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici).
Resta allora la domanda: cosa è stato fatto in questi anni?
Da qui nascono critiche e scetticismo sulle scelte aggregative di diversi Comuni. Il dibattito si concentra più sulla costruzione della struttura che sul risultato che essa dovrebbe produrre, e lo strumento rischia di diventare il protagonista: si parla di aggregazioni, organismi, soggetti gestori, consulenze, procedure, governance, rapporti tra enti diversi. Tutto può essere legittimo e necessario, ma non tutto ciò che è possibile organizzare è indispensabile. Quanto deve essere complessa la struttura costruita intorno a un obiettivo così concreto?
Per essere coinvolta, la collettività chiede risposte a una domanda che resta sempre la stessa: la struttura aggregata produce più energia rinnovabile, aumenta l’energia condivisa e porta maggiori benefici a chi partecipa? Se sì, ha una funzione. Se invece la complessità cresce senza che aumentino, nella stessa misura, produzione, condivisione e benefici, come sembra emergere dal sentire diffuso nelle comunità coinvolte, è legittimo interrogarsi sull’efficienza della scelta aggregativa. L’efficacia del modello nasce dal maggior coinvolgimento dei cittadini che, come consumatori dell’energia prodotta, contribuiscono al buon risultato dell’incentivo erogato dal GSE. Per questo gli indicatori che contano non sono il numero di Comuni o di enti aggregati, ma quanta energia viene effettivamente condivisa da famiglie e attività economiche, quanto si riducono le emissioni, quali benefici economici vengono generati, quanto di questi ritorna ai cittadini e alle attività che partecipano e quanto viene destinato a finalità sociali o ambientali. È su questi risultati che si misura il successo di una CER.
Se la scelta aggregativa porta a parlare soprattutto di struttura, dimenticando il risultato finale, è un motivo per fermarsi a riflettere, per non rischiare di perdere l’opportunità di offrire un sostegno concreto e misurabile.
a riflessione riguarda l’aggregazione, non la realizzazione della CER, che va invece portata avanti.
Il modello più coerente con la missione delle CER è quello costruito e gestito il più possibile a livello locale, che coinvolge il cittadino e rende i risultati vicini a chi li vive e verificabili direttamente.
Norme energetiche, rapporti con il gestore della rete, misurazioni, incentivi e adempimenti richiedono impegno, ma sono alla portata di un’Amministrazione e non possono essere un limite. Rigore e chiarezza vanno insieme: la complessità tecnica non deve mai diventare un peso o un ostacolo per chi partecipa, sia esso un cittadino, una piccola impresa, un’attività commerciale, un artigiano o un’azienda agricola locale.
Le CER devono essere abbastanza chiare da permettere di capire, partecipare e verificare direttamente il beneficio che producono. Il vero protagonista è chi consuma l’energia condivisa: il cittadino, in tutte le sue forme di partecipazione.
Lino Guglielmo

