Venerdì 9 ottobre si è svolta a Spazio Aperto di Osnago l’inaugurazione della mostra dell’artista Laura Beatrice Gerlini dal titolo Quello che ho scelto di guardare.
Ad introdurre il percorso espositivo il testo critico di Massimo Gianquitto, presentatore della mostra, architetto e saggista, autorevole interprete della cultura del design italiano, che da sempre interpreta l’arte come un viaggio e un dialogo aperto guidato dalla ricerca della bellezza. Al centro della riflessione la differenza tra guardare e vedere.
«Guardare è l’atto immediato, il primo contatto con la realtà. Vedere è riconoscere, interpretare, attribuire senso – ha spiegato Gianquitto – La pittura di Gerlini nasce proprio in questa soglia: non registra ciò che appare, ma ciò che è stato realmente visto, trattenuto, emozionato».
Dai riflessi sull’acqua alle ninfee, dalla figura umana ai luoghi di viaggio, fino alla Sacra di San Michele colta come presenza carica di memoria, ogni opera è frutto di una scelta intima e selettiva. Fondamentale anche il riferimento alla cultura giapponese e al concetto di Ma, lo spazio dell’intervallo tra pieno e vuoto, dove ciò che non è rappresentato conta quanto ciò che appare.
L’errore non viene cancellato ma accolto come parte del processo, in un percorso che richiama maestri come Nicolas de Staël, Mark Rothko, Monet, Leonardo e Caravaggio.
Accanto alla pittura, esplorata nella sua dimensione fisica e gestuale, l’artista guarda anche al digitale come strumento della sensibilità contemporanea.
La mostra sarà visitabile anche domenica 11 dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, sabato 17 dalle 16 alle 19 e domenica 18 dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.
D.V.





