Ester Spada, volto storico del teatro dialettale cernuschese, ha raggiunto il ragguardevole traguardo degli 80 anni.
Nata a Cernusco Montevecchia il 29 ottobre del 1946 alla corte di Rumet, da mamma Giuseppina della Ca’ Rusa e papà Ferdinando della corte di via Roma, quarta figlia dopo Giulia, Pierina e Annamaria detta Nuccia. Il nome Ester le fu dato in ricordo della suocera del dottor Rusca, nonostante fosse già stato il nome di una sorella scomparsa in tenera età.
Cresciuta tra asilo e scuole del paese, a 10 anni aveva già imparato a lavorare la maglia. A 14 anni inizia a lavorare allo scatolificio Tettamanti di Merate, restando sempre impegnata in parrocchia dove preparava le scene teatrali nell’allora oratorio femminile di Sant’Agnese.
Nel 1968 sposa Pierluigi Pirovano, dal matrimonio nascono Armando ed Erika. Nel 1985, quasi per caso per sostituire una parte, inizia a recitare con la compagnia I Giovani, esperienza che prosegue fino al 2017.
In 32 anni interpreta i ruoli più diversi, dalla zitella alla vedova, alla perpetua, sempre rigorosamente in dialetto, perché in italiano, come racconta nell’ultima intervista dello scorso aprile, non le viene. Modificava a suo modo le battute e portava a casa i copioni visti a teatro per proporli alla compagnia cernuschese.
Tra i ricordi più cari La fortuna l’è surda del 1986 e Gaudenzi Piantanida sart, a un bisogn strolech e mago del 1989. Indimenticabile anche l’aneddoto del 2003, quando senza voce prima di andare in scena ricevette da Beppe Carletti dei Nomadi, in concerto in oratorio, il consiglio di mangiare un panino con bresaola e acciughe. La voce tornò, racconta, mangiando un’acciuga ad ogni uscita di scena.
Nel 1990 e 1991 partecipa al Teatro dei Rioni, Rioni alla ribalta, ricevendo in entrambi gli anni il riconoscimento come miglior attrice per il centro paese, con una squadra composta tra gli altri da Gioconda Valagussa, Luigi Casiraghi, Marino Spada, Maria Grazia Mandelli, Rita Sala, Anna Scaccabarozzi, Elisa Spada, Marco e Massimo Maggioni e alla regia Emidio Pirovano, Mario Ferrario e Francesco Torazza.
Oggi nonna di Francesca, 13 anni, Ester rivendica con orgoglio il dialetto, una tradizione che, dice, rimarrà finché ci sarà chi lo parla. Una vita dal bello al brutto, cresciuta con l’idea del risparmio, come ricorda tornando sul palco recentemente per la presentazione del libro Un paese a teatro, una serata che ha definito bellissima e a regola d’arte.
Auguri da tutta la redazione!
D.V.

