Su proposta dell’associazione Punto Rosso di Cernusco, nella mattinata di domenica 1 novembre è stata scoperta la targa in memoria dedicata all’attivista e pacifista Gabriele Moreno Locatelli, nato a Canzo il 3 maggio 1959 e morto a Sarajevo il 3 ottobre 1993, colpito da un cecchino mentre svolgeva un’iniziativa di pace sul ponte allora chiamato Vrbanja durante la guerra nell’ex Jugoslavia.
Ad aprire la cerimonia, avvenuta in piazza della Vittoria tra la sede degli Alpini e di Auser, le note del corpo musicale cernuschese e a seguire una breve biografia del pacifista letta da Liliana Rota, membro dell’associazione.
Cresciuto nell’Azione Cattolica, studente di teologia tra Napoli e Friburgo, Gabriele Moreno Locatelli cercò di vivere sulle orme di San Francesco tra Lombardia, Assisi, Napoli e Sicilia, vicino ai Frati minori rinnovati e ai Piccoli Fratelli di Spello. Scriveva poesie e conservava un pugno di terra di ogni luogo visitato. Entrato nei Beati i costruttori di pace, partecipò alle marce per la pace a Sarajevo del dicembre ’92 e agosto ’93. Il 3 ottobre 1993, con altri quattro pacifisti del progetto “Si vive una sola Pace”, attraversò il ponte Vrbanja – oggi Ponte Suada e Olga – per un gesto simbolico: deporre una corona dove era stata uccisa la prima vittima della guerra e offrire pane ai soldati bosniaci e serbi. La manifestazione era stata comunicata alle milizie. Dopo raffiche di avvertimento, sulla via del ritorno fu colpito da un cecchino. Morì dopo due interventi: le sue ultime parole furono “Stanno tutti bene?”.Sepolto a Canzo il 7 ottobre 1993, sulla sua tomba è esposta la bandiera della pace. A lui è intitolato il centro di Protezione Civile del paese. All’ingresso della sua casa natale di Canzo è posta una frase del Cantico dei Cantici: “Forte come la morte è l’amore”.
A scoprire la targa apposta sul maestoso cedro ribattezzato “L’albero contro tutte le guerre” il vicesindaco Renata Valagussa, con il quale simbolicamente la comunità vuole dimostrare la totale contrarietà a qualsiasi forma di conflitto armato. Le parole incise sulla targa sono state lette da Rafaela Lamberto: “Vi prego gridate che qui la gente muore di granate, di sniper, di malattie ma anche di paura, di angoscia, di disperazione, perché non c’è pace, non c’è pane e l’inverno arriva e nessuno crede che non li abbiamo dimenticati. Vi prego, gridate”.
A seguire sulle note del Corpo musicale, Gabriele Gavazzi ha cantato Girotondo di Fabrizio De André, accompagnato da un girotondo intorno al grande cedro. In chiusura, l’esecuzione di una romanza spagnola ha suggellato un momento di memoria condivisa, intorno all’albero diventato simbolo di pace.
M.C.









