“Quanti anni hai?” domanda un signore di una certa età a un bambino.
“Tre e mezzo”.
“Allora vai all’asilo…”
“No, prego, io non vado all’asilo, ma alla scuola materna”.
Questo accadeva alcuni anni fa, perché oggi, l’asilo, ha cambiato ancora nome e si chiama scuola dell’infanzia. Incomincia qui la linea di demarcazione tra nonni e nipoti, in questi nomi che cambiano, rivedendo ruoli e attività per venire incontro alle esigenze dei bambini di oggi. Bambini certamente più svegli, merito del “bombardamento tecnologico” e di questo cambiamento evolutivo che ha reso le loro giornate attive e ricche di stimoli.
La generazione degli smartphone non si accontenta di giocare a nascondino, vuole interagire con gli altri, direttamente o attraverso il cellulare: un whatsapp condiviso per un invito di compleanno, con le foto della torta, dell’abitino acquistato o il video per fare gli auguri ai nonni. Questi bambini cantano in inglese o in spagnolo, si muovono con naturalezza, agitando braccia, gambe e bacino come vedono fare in televisione o in streaming.
Sanno sorprendere ogni giorno, come vederli e sentirli cantare l’Inno di Mameli, sull’attenti e con la manina sul cuore. Lo conoscono tutto, senza tentennamenti, nonostante non sia un inno semplice per loro. Forse il merito va proprio a questa scuola dell’infanzia, capace di alternare momenti ludici a momenti di impegno sociale.
Al di là della tecnologia che cerca di separare nonni e nipoti, i due sono più vicini di quanto si pensi, perchè ci sono questi momenti ad avvicinarli, insieme a quelli dedicati alle fiabe, conosciute o inventate, dove fantasia e realtà si intrecciano. Perché con queste fiabe i nonni, cercano di trasferire messaggi che abbiano una morale, oltre a doveri e regole del viver civile. I loro diritti invece i bambini di oggi li conoscono benissimo, come il numero del telefono rosa o azzurro da comporre in caso di un tentativo di sculacciata. Anche i colori li sanno distinguere bene e se si sbaglia, confondendo il lilla con il viola sono pronti a dire “Come sei imbranata, il lilla è la classe dei piccoli e il viola è di quelli più grandi…”.
Guai ad essere daltonici, sarebbe un’impresa trovare i propri nipoti tra le varie classi colorate alla scuola dell’Infanzia nella giornata dei nonni. Fortunatamente hanno la vista da falco e in lontananza sono loro a riconoscere i nonni spaesati e a correre incontro con il biglietto d’auguri. “2 ottobre, festa dei nonni e degli Angeli Custodi”.
Baci, abbracci e un’occhiata dentro il bigliettino, preparato con l’aiuto dell’insegnante. E qui sorge la domanda: Perché il nonno è pelato e la nonna porta lo scialletto sulle spalle come fosse l’ottantenne di una volta?
Qui non ci siamo, va rivista l’immagine dei nonni!
Anche loro, infatti, hanno avuto un’ evoluzione nel tempo: oggi seguono la moda, usano il cellulare per comunicare, viaggiano in internet e parlano inglese grazie ai corsi per anziani, seguono le hit parade, ballano in gruppo e hanno capito che l’asilo è stato promosso a… scuola dell’infanzia.
S.F.

