CERNUSCO, 90 CANDELINE PER LA MAESTRA MARIA ROSARIA

Buon compleanno alla maestra Maria Rosaria Agus, che, sabato 19 ottobre, ha festeggiato il traguardo dei novant’anni, decisamente ben portati (basti pensare che guida ancora l’auto), con eleganza e raffinatezza.
Di origine sarda, si è trasferita nel 1955 a Cernusco con il marito Alberto Ravot, storico sindaco di Cernusco negli anni 70/80, e ha insegnato in diverse scuole del circondario per poi trasferirsi a Cernusco dove ha lavorato per vent’anni con i bambini nati nel 1951, 1956, 1961 e 1966, fino alla pensione nel 1977, per amore della sua famiglia e dei suoi figli Marina, Fiammetta, Carlo e Vittorio.
Tanti auguri e complimenti alla maestra Maria Rosaria, ricordata dai suoi alunni, per i suoi insegnamenti  con fantasia, gioia e spontaneità.
Le dedichiamo un articolo di Maria Grazia Serradimigni che lei stessa aveva scelto per noi di D&F…

La maestra vista da fuori è una donna come le altre. A volte anche un uomo, in quel caso è un maestro. La maestra è vestita da maestra, cioè comoda, che possa rincorrere un bambino in corridoio, sedersi per terra a fare un cerchio per giocare a Palla nome e, soprattutto, ricevere lacrime e altri prodotti secreti (ma non tanto segreti) da piccoli occhi e nasi generosi. La maestra è tale se dotata di bambini. I bambini, quando c’è la maestra, diventano alunni, anche se spesso si sbagliano e la chiamano mamma. Se è un maestro, però, non lo chiamano papà. Chissà perché.
Ci sono maestre bionde, more, perfino rosse e con le lentiggini; alcune sono ricce, altre lisce, altre portano la coda. Ma tutte, proprio tutte, hanno la voce alta, forte e chiara. La voce della maestra si abbassa quando racconta una storia o vuole fare la misteriosa. Quando invece la maestra urla, allora sono cavoli amari.

La maestra è fatta per passare ai bambini tutte le cose che sa. Se guardi bene dentro la maestra, ci trovi te tabelline, il teorema di Pitagora, la prova del nove, i Sumeri, Romolo e Remo, il congiuntivo, il gerundio, il Passero solitario e Rio Bo. Quando tutto funziona bene, i bambini imparano le cose che la maestra sa e lei dopo te ricorda ancora come prima. Anzi, meglio: non perde per strada neanche una virgola, né un aggettivo o un pronome. Una maestra si può dividere per venti e anche ventotto bambini, e ce n’è sempre per tutti. Quando la maestra ha finito tutto quello che ti doveva insegnare, diventa la maestra di qualche altro bambino.
Allora ti capita di incontrarla al supermercato o in chiesa o all’ufficio postale e la saluti un po’ vergognoso, lei invece vorrebbe abbracciarti. La maestra si ricorda per sempre le facce dei suoi alunni, i nomi magari li confonde. Ma se qualcuno comincia l’elenco, allora va fino in fondo: Amadei, Bacchini, Bosi, Ceci… Quando sei grande e cerchi te cose imparate, una poesia, il nome di un fiume, ta storia di Pinocchio o quanto è alto il monte Bianco, basta che chiudi gli occhi e le trovi tutte là, come ce le ha messe la tua maestra. In fila per due, i piccolini davanti, senza spingere…

D.V.

 



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