L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DELPINI

L’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha celebrato domenica 15 marzo la Messa domenicale nella chiesa di San Giuseppe del Policlinico di Milano in diretta su Raitre. Nella terza domenica di quaresima ha commentato il Vangelo di Giovanni “di Abramo”, affrontando il tema della libertà e della vita.
«I Giudei che avevano creduto in Gesù sono illuminati dalla sua parola a interpretare il momento che vivono come il momento della grande Libertà: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Ma questi interlocutori di Gesù pretendono di sapere già la verità, sanno già di chi sono figli, hanno già deciso chi sono e dove sono diretti. Tuttavia che cosa pretende  Gesù? – ha spiegato l’Arcivescovo di Milano nell’omelia – La verità che loro conoscono è quella dell’evidenza indiscutibile: tutti siamo destinati a morire. E’ morto Abramo, sono morti i profeti, dobbiamo morire tutti e perciò protestano contro Gesù, vogliono tenersi questa loro verità, questa loro persuasione che li induce a ritenere: “Non c’è nessuna grande Libertà, perché non c’è nessuna vera alternativa, non c’è nessun bivio decisivo nella vita, la strada è già segnata”, pensano questi interlocutori di Gesù. La strada è già segnata e porta inevitabilmente alla morte. Gesù mette a rischio la sua vita perché vuole offrire la via della vita, offre a chi l’ascolta la possibilità della grande libertà: “Potete scegliere, oggi, tra la vita e la morte, se uno osserva la mia parola non vedrà la morte in eterno”. La grande libertà si rivela possibile la dove c’è l’offerta della grazia credibile, la dove c’è quella Alleanza di cui parla la prima lettura, l’alleanza affidabile, la promessa che può essere sperata. “Voi – dice Gesù – potete vivere in eterno, vivere della vita dei figli di Dio, vivere nella libertà di chi è stato liberato dal peccato, vivere nell’affidamento alla misericordia di Dio”. La situazione drammatica che si è creata in questa nostra terra può indurre a inseguire ogni minuzia, ogni informazione che sia resa disponibile allo scopo di rassicurare o di spaventare, di confondere o di fare chiarezza; sembra che oggi siamo disposti ad ascoltare di tutto, a vedere di tutto, a credere a tutto. Forse abbiamo nostalgia delle piccole libertà, delle scelte che non impegnano troppo, della normalità confusa in cui si parla, si vive, si pensa, si agisce gratis e senza impegno. Ma la celebrazione della Quaresima e l’avvicinarsi della Pasqua, in questo tempo così drammatico, si propongono a uomini e donne che avevano creduto in Lui, come l’annuncio dei giorni della grande Libertà; sperimentiamo la frustrazione dell’impotenza, la trepidazione dell’incertezza, lo smarrimento delle previsioni. La brutta situazione di vedere tutto incerto e tutto vacillante può essere motivo di angoscia, ma chi incontra Gesù, chi ascolta la sua parola, chi non si arrocca nella presunzione di aver creduto, ma piuttosto si dispone a credere; riceve la promessa e può ascoltare l’invito. Questi sono i giorni della grande libertà. “Chi osserva la mia parola non vedrà la morte in eterno” – conclude – Scegliete allora la vita, fidatevi di Dio, imparate da Dio che cosa sia la vita o la morte, imparate da Gesù che cosa sia essere servo o essere libero, dire la verità o dire la menzogna. Questi sono i giorni della grande libertà».
Durante il momento dell’Eucarestia è stata recitata la preghiera “Comunione spirituale”.
Non sono mancati un ringraziamento a tutti i medici ed infermieri e un invito ai parroci a far suonare le campane durante la settimana per dare segnali di speranza e partecipare la sera del 19 marzo alle 21 per raccogliersi in preghiera in occasione della festa di San Giuseppe, per sentirsi uniti.

D.V.



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