OSNAGO, LETTERA DEL SINDACO AI CITTADINI

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del sindaco Paolo Brivio  (nella foto) agli osnaghesi.

Cari osnaghesi, settimana scorsa la pagina Facebook del Comune ha pubblicato un post che ha ottenuto un numero record di visualizzazioni. Alle note dolci e malinconiche di un tango, suonato da un balcone della cascina Carolina, si aggiungevano i ringraziamenti ai tanti che in questa situazione di crisi stanno mostrando, in molteplici modi, generosità, solidarietà e responsabilità. Il post concludeva con una nota di speranza: anche quest’anno, tornerà la primavera. Oggi la primavera astronomica è tornata tra noi.
E la promessa fatta appena una settimana fa sembra un’ingenua illusione. È il momento più buio della storia del nostro paese e della nostra regione dalla fine della seconda guerra mondiale, da 75 anni a questa parte. Osnago non fa eccezione: negli ultimi giorni il contagio si è fatto strada anche nel nostro Comune, il numero delle persone positive o in quarantena è cresciuto, abbiamo dovuto registrare anche la morte di una persona con Coronavirs. Ho espresso ai famigliari le condoglianze dell’Amministrazione e spero di aver rappresentato il dolore di tanti. L’impossibilità di una condivisione comunitaria del lutto, in queste ore, è uno degli aspetti più strazianti della terribile crisi che ci troviamo ad affrontare.
Stamattina, come molti altri sindaci del territorio, ho firmato un’ordinanza che aggiorna la lunga lista dei divieti disposti dalle autorità superiori. Nel testo si dispone di non praticare attività motoria lontano dall’abitazione (dunque è vietata ogni escursione lungo piste ciclabili e sentieri), la Casa dell’acqua è stata chiusa, così il cimitero. Quest’ultima è la decisione che ho preso con maggiore tormento, perché un sindaco non dovrebbe mai interferire con il dolore, gli affetti, le preghiere dei suoi concittadini, con la dimensione più intima dei sentimenti individuali. Si tratta però di evitare, soprattutto agli anziani, l’occasione di uscite che potrebbero rivelarsi pericolose. È una limitazione di cui mi scuso con voi, soprattutto con le persone e le famiglie che dovessero trovarsi, nei prossimi giorni, a piangere un congiunto venuto a mancare.

Alla fine di questa crisi, dovremo trovare il modo, tutti insieme, per onorare la memoria di chi ci avrà lasciato nel frattempo. Le limitazioni che stiamo imponendo sono per il bene di tutti. Ma un’epidemia non si arresta con divieti, pur doverosi, e con misure di polizia. Valgono molto di più il senso di responsabilità, l’istinto di protezione, la prudenza per sé e per gli altri, l’autolimitazione solidale dei diritti che ognuno di noi può mettere in campo. Restiamo a casa, è stato detto mille volte. E in casa, se possibile, continuiamo a lavorare, a studiare, a parlarci, a trovare forme di nutrimento del nostro spirito, persino a divertirci, con la stessa determinazione di sempre. Noi, in Comune, lavoriamo per garantire efficacia ai servizi essenziali. Per supportare con l’iniziativa “Osnago che si aiuta” le persone anziane isolate, in quarantena, malate, fornendo loro servizi a domicilio.
Nei prossimi giorni cercheremo di avviare “Osnago che si ascolta”, uno spazio telefonico dedicato agli anziani. Si tratta di doveri istituzionali, di piccoli ma concreti segni di vicinanza, per i quali ringrazio i tanti (dipendenti pubblici, volontari di Protezione civile e non solo) che contribuiscono con determinazione, dedizione, persino creatività.
Quando l’epidemia sarà rallentata e arrestata, lo dovremo soprattutto agli sforzi titanici e al coraggio sovrumano che stanno dimostrando medici, infermieri, operatori socio-sanitari, e tutti coloro che in questi giorni esercitano, mettendo a repentaglio se stessi, le funzioni di cura di malati, persone fragili, anziani. Loro non possono osservare il “distanziamento sociale” che è chiesto a tutti noi, devono piegarsi su chi soffre: immagino la fatica, i dubbi, le ansie. Troviamo il modo, anche silenziosamente, per ringraziarli ogni giorni di ciò che fanno per affermare il diritto alle cure, che la Costituzione riconosce a ogni cittadino, e ristabilire la salute della comunità. In questi giorni noi amministratori stiamo dialogando anche con chi, in paese, opera sui fronti dell’impresa, del commercio, del lavoro. Le nostre aziende provano a resistere e noi chiediamo che lo facciano garantendo condizioni di sicurezza ai dipendenti; i negozianti, oltre a erogare beni vitali, si accollano funzioni sociali, raggiungendo diverse persone a domicilio e facendo loro credito; tanti lavoratori, infine, vincono le paure ed escono di casa per continuare ad assolvere i propri doveri.
A tutti costoro, nella consapevolezza che siamo entrati in una stagione di crisi economica e finanziaria durissima, che si protrarrà anche oltre la crisi sanitaria, voglio esprimere la mia stima e il mio incoraggiamento, e assicurare con l’amministrazione comunale farà il possibile, nei limiti delle sue possibilità e delle difficoltà che anch’essa dovrà fronteggiare, per favorire la ripresa economica e produttiva. Ho scritto anche troppo. E tanti altri pensieri avrei voluto esprimere. Spero di non avervi annoiato, e soprattutto scoraggiato.
Dobbiamo avere ragionevole paura, ma anche ragionevole speranza. Se ripercorrete la mia lettera, vi troverete l’accenno a tante risorse – morali e relazionali, intellettuali e organizzative – che la nostra comunità possiede per rimanere coesa in questi tempi duri. E per preparare la rinascita di primavera. Che, in ritardo e nonostante tutto, arriverà. E ci troverà feriti, ma preparati a rialzarci.

21 marzo 2020, Paolo Brivio



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