Si è spento venerdì 8 maggio all’hospice Il nespolo di Airuno, dove era ricoverato da alcuni giorni, Giovanni Appoloni, classe 1922, molto conosciuto a Cernusco.
Non c’era 4 novembre che non lo si vedesse alla cerimonia dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate accanto alle autorità locali. Interveniva, con un discorso scritto di suo pugno, ne aveva tutto il diritto, per aver accolto da subito la chiamata alle armi del 1942, lasciando la madre, vedova, per raggiungere il confine con la Jugoslavia.
Quando lo incontrammo per l’intervista, alcuni anni fa, ci accolse dicendo: «Dove siete stati fino adesso?», rammaricandosi che gli ex combattenti fossero stati dimenticati, nonostante il loro grande contributo per la libertà.
Ci teneva a raccontare quello che aveva vissuto, non per protagonismo, ma solo perché quel vissuto era parte della storia, quella vera che i libri ignorano. Ricordare, celebrare e trasmettere, è il suo testamento per i giovani di oggi. Per il Paese che non deve dimenticare.
Il signor Giovanni infatti ha avuto molto da dire e da raccontare, di sé, della guerra, della sua vita; aveva vissuto persino per un certo periodo negli Stati Uniti. Inoltre era una persona riflessiva, con una mente lucidissima e con molteplici interessi: amava la lettura e la musica e da giovane aveva fatto parte di una band musicale.
Sposato con tre figli, quando era rimasto vedovo, si era trasferito a Cernusco.
«Sono rattristata dalla scomparsa del Appoloni, figura storica e molto conosciuta in paese – racconta il sindaco Giovanna De Capitani – Il legame con lui è nato durante le celebrazioni istituzionali dove rappresentava con orgoglio l’associazione dei Combattenti e Reduci, trasmettendone i valori e gli obiettivi legati al sacrificio e agli eroismi dei combattenti, per custodire e preservare la memoria storica da trasmettere alle nuove generazioni. Lo ricordo come uomo schietto e sincero. Con il trascorrere degli anni ho visto accentuarsi in lui la cortesia, il rispetto istituzionale e l’innata irreprensibilità che lo ha portato a gesti di grande umanità e solidarietà compiuti sempre con riservatezza e discrezione. Ne conservo il ricordo di uomo “tutto d’un pezzo”, dall’aspetto austero e forse un po’ burbero ma capace di gesti inaspettati di altruismo, dolcezza e gran cuore».
Le più sentite condoglianze ai familiari da parte della redazione.
S.F.



