Dopo il periodo di lockdown il desiderio di tornare alla normalità si fa sempre più sentire, anche per le attività parrocchiali e oratoriane. Infatti il parroco di Cernusco don Alfredo Maggioni (nella foto) ha posto degli interrogativi e fatto delle proposte a riguardo sulle pagine dell’informatore.
«Mi vengono in mente tanti pensieri e per non dilungarmi troppo faccio una scelta. Ecco alcuni esempi di normalità che toccano gli ambiti del servizio, della preghiera e dell’educazione Quanto è il servizio: la normalità a proposito di questo significa attenzione alla chiesa, come luogo del mio radunarmi in famiglia. Come tale, richiede una pulizia -spiega il sacerdote- Un lavoro paziente (nascosto, ma clamorosamente visibile, quando manca), un’attenzione certosina esercitata da non proprio tantissimi, ma fino a ieri erano molte le persone che si davano da fare. La normalità, oggi, parla di un bisogno: abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una mano per le pulizie della chiesa. Quando e come? Due ore al mese secondo un calendario stabilito per tutto l’anno, inserendosi nei gruppi che si chiamano come le contrade del nostro paese. Certo bisogna essere liberi da altro lavoro, essere a casa o non sovrapporlo. Ma sono due ore al mese, un pezzetto di un pomeriggio o di una mattina. Basta contattare qualcuno che già lo fa o sentire direttamente me. Il servizio è anche questo, è di semplicità disarmante, che prelude a più grande, interiore, disponibilità».
Un altro aspetto su cui è intervenuto è quello che riguarda la partecipazione alle celebrazioni.
«Quanto alla preghiera: il tempo confonde e allontana la memoria dei bei momenti vissuti insieme, in celebrazioni fuori o dentro la chiesa, o in giro per il paese. La normalità chiede di tornare a segnare il punto con la propria presenza. Oggi, più che in passato, urge impegnarsi in una scelta che sia di coinvolgimento personale e di testimonianza per i più piccoli. Torniamo a Messa, brava gente, è ora – ammonisce don Alfredo – Smettiamola di seguire le chimere di che dice che andrà tutto bene, anzi no, forse non andrà bene affatto, anzi… non sta andando bene adesso. Costoro, sono quelli che hanno già deciso che loro hanno ragione e noi torto, qualsiasi cosa faremo».
Il contagio da combattere di cui parla il parroco è quello della aridità spirituale.
«Non è una battaglia di laboratorio, bensì di strada. Con prudenza, come ogni strada chiede. Quanto all’educazione: questa è la normalità più difficile. Troppo pochi sono stati i pensieri dedicati a lei, e ora siamo in difficoltà. Questa normalità, richiede ancora un pochino di tempo per essere compresa e vissuta. Anche a questo proposito, forse, ci verrà chiesta collaborazione. Bisogna prepararsi con pensieri sereni, scelte responsabili, disponibilità grande. Si dice che i bambini sono il nostro futuro: ma chi li vede più i bambini? E quindi… il futuro? – conclude amareggiato il parroco – Buon ritorno alla normalità per tutti e che Dio ce la conservi a lungo».
D.V.

