L’anno scolastico è terminato lo scorso giugno in modo particolare e ancora più strano come alcuni docenti, raggiunta la meritata pensione, non abbiano potuto salutare colleghi, studenti e personale Ata e festeggiare insieme.
Dopo 42 anni di insegnamento ha raggiunto la meritata pensione la professoressa di inglese Emanuela Viganò.
Nativa di Paderno, ha insegnato alle elementari del paese mentre terminava l’università. Prima di approdare di ruolo all’Istituto comprensivo di Cernusco, ha lavorato presso gli istituti superiori di Merate e le medie di Robbiate.
Gli anni ‘90 sono stati più difficili con situazioni di ragazzi non semplici, ma le esperienze positive sono state tante.«Insegnare è bellissimo, ma non è una missione: è una bellissima professione perchè stai a contatto coi ragazzi. I primi anni con il tempo prolungato ho lavorato con tre classi e nelle rimanenti ore mi occupavo di laboratori di teatro, decoupage, oggettistica e falegnameria – ci racconta – Diversi presidi si sono avvicendati, tra cui ricordo in particolare modo Santino Avagliano e Giordano Cereda, mio ex collega, con cui ho avuto un ottimo rapporto, così come con i colleghi e i collaboratori scolastici. Per esempio abbiamo realizzato attorno all’anno 2000 il baratto, un’esperienza diversa dal solito, presso la fiera di Osnago con stand di prodotti da vendere grazie alla collaborazione di tutti i genitori e dei Comuni; ricordo le prime gite indimenticabili in cui ho potuto conoscere meglio i ragazzi; inoltre abbiamo avviato attività con docente madrelingua inglese anche con certificazioni ket e pet».
«Per me regola principale e chiara dal primo giorno di scuola è il rispetto reciproco; in questi anni la scuola media è chiaramente cambiata, la programmazione così come la didattica; con il Covid 19 abbiamo utilizzato la piattaforma digitale che io già utilizzavo, l’unica novità sono state le lezioni online. Aspetto positivo di queste lezioni è stato vedere l’intimità degli studenti, fino a quando tenevano accese le cam. Inoltre – aggiunge – penso che chi era più in difficoltà ha avuto un ritorno positivo in particolare per le materie tradizionali, non laboratoriali. Tutti i giorni avevamo le lezioni, correggevo i compiti, ma non so sinceramente quanto abbiamo raccolto. Diciamo che la tecnologia ha portato la didattica a evolversi, a slegarsi sempre più dal libro di testo per poi spaziare in altri ambiti in base al bisogno dei ragazzi. Importante è porre l’attenzione su di loro, sulla loro età, le loro esigenze. Le lavagne multimediali sono state per me uno strumento importante, tanto che i miei studenti dovevano accenderla prima che io entrassi in classe; sono utili per salvare documenti oltre che per lezioni interattive. Abbiamo dato anche la giusta attenzione all’autismo con bambini inseriti nelle classi al corso specifico con l’insegnante di sostegno. Ciascuno con la sua storia, con un percorso specifico. Ringrazio infine i miei colleghi e le persone con cui ho vissuto questi anni».
Che cosa farà ora?
«Non sarà facile, visto che sono abituata ad avere una vita sempre programmata; dedicherò anzitutto il tempo alla mia famiglia quel tempo che ho sottratto in questi anni per l’insegnamento, magari riprenderò in mano il russo, potrò andare al mare nei mesi primaverili autunnali o dedicarmi alla pittura».
Sicuramente le è mancata la festa di fine anno con gli alunni.
«Peccato non aver potuto realizzare lo spettacolo teatrale, con il coinvolgimento di genitori, insegnanti e ragazzi. Un finale strano con gli esami di terza media online. Spero di poter riabbracciare presto i miei colleghi il prossimo autunno».
D.V.

