Negli Stati Uniti negli anni ’70, il chimico John Franz mise a punto un diserbante efficacissimo, il glifosato, per venire in soccorso alla grande agricoltura intensiva e ai produttori di mais, grano e soia alle prese con l’eterna lotta contro le “erbacce” infestanti. Il suo uso venne poi autorizzato in più di 130 Paesi del mondo tra cui l’Europa.
Il composto chimico, che funziona come una erbicida totale (cioè non selettivo) fu commercializzato con il nome “Roundup” dalla multinazionale Monsanto. Ora è prodotto anche da altre aziende chimiche con i nomi “Accord” e “Rodeo”. Il suo uso ha subito un grande impulso per via dell’associazione con colture transgeniche come la soia, cotone e altre in cui è stata indotta la resistenza all’erbicida.
E’ inoltre presente in prodotti di largo consumo tra cui la pasta.
In Italia in un rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) relativo agli anni 2011 e 2012, elaborato sulla base di dati delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), il glifosato viene definito come uno degli erbicidi più utilizzati nell’agricoltura italiana, anche purtroppo per coltivazioni in piccoli orti familiari. Alla fine del 2017 è stato ri-autorizzato dall’Unione Europea per altri 5 anni, nonostante il voto contrario dell’Italia, di altre 8 nazioni e la campagna #StopGlifosato che raccoglie l’adesione di importanti associazioni ecologiste, tra cui Slow Food, Associazione Culturale Pediatri, ISDE, Medici per l’Ambiente e operatori del mondo agricolo del biologico e biodinamico che utilizzano alternative naturali al glifosato, che sono efficaci allo scopo ma non impattano sulla salute delle persone e dell’ambiente.
Ad accendere i riflettori sull’erbicida più venduto al mondo è stata la valutazione di cancerogenicità espressa lo scorso anno dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), ritenuta la massima autorità in campo oncologico. Ma affinché si passi dal riconoscimento della nocività di questo prodotto ad una sua reale messa al bando la battaglia sarà ancora lunga, perché su pressioni dell’EFSA, (l’organismo per la sicurezza alimentare della Ue) è stato declassato a ‘probabilmente cancerogeno’, ossia agente la cui pericolosità è confermata sugli animali ma non sull’uomo, Il glifosato è un distruttore dell’ equilibrio ormonale. Nelle zone di produzione e di utilizzo massiccio sono stati rilevati problemi come l’abbassamento dei livelli di testosterone, degli estrogeni e progesterone, con rischio di “femminilizzazione” per gli uomini e nella donna di predisposizione al cancro della mammella e dell’utero. Anche nel nostro territorio il glifosato è presente.
Sotto alcune foto di terreni condotti a vivaio nella zona del Moscoro scattate il 10 maggio 2019, in una zona molto frequentata dai cittadini per le loro passeggiate. Le foto, allegate a una lettera di una cittadina di Cernusco, sono state inviate a tutti gli enti preposti al controllo e alla sicurezza sanitaria (carabinieri forestali, autorità di Cernusco, Ente Parco di Montevecchia, ATS) senza ottenere né un sopralluogo e neanche una risposta.
Collettivo Terra!



