Sabato 26 dicembre, in occasione della festa patronale di S. Stefano, la solenne Messa delle 11 nella parrocchia di Osnago è stata celebrata da padre Daniele Ponzoni, barnabita originario di Osnago, che ha ricordato i suoi 50 anni di ordinazione sacerdotale.
Le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria Covid19 in corsi hanno limitato la partecipazione alla funzione, non solo dei fedeli attraverso il pass, ma anche dei sacerdoti originari di Osnago e/o che hanno prestato servizio in parrocchia negli anni come parroci o vicari non rendendo l’altare affollato di presbiteri come solitamente avveniva. Presenti alla funzione solo quindi, oltre a padre Daniele, mons. Luigi Manganini, residente ad Osnago, il parroco don Costantino Prina e due padri messicani giunti in supporto alla parrocchia per le festività natalizie, padre Marcello e padre Fabiano.
Dopo la tradizionale accensione del pallone posto sopra l’altare in ricordo del martirio di S. Stefano, toccata quest’anno a Padre Daniele, ha avuto inizio la funzione.
All’inizio della celebrazione don Costantino ha detto alla comunità di aver scritto a tutti i sacerdoti che di solito erano presenti in questa giornata di festa chiedendo loro per quest’anno di esprimere la loro devozione a Santo Stefano a distanza.
Alcuni di loro, in particolare coloro che vi partecipavano da più tempo (il cardinale Gianfranco Ravasi, don Piero Cecchi, padre Luigi Morell che verrà nel mese di gennaio e suor Giuliana a nome di tutte le religiose) hanno anche telefonato per far sentire ancor di più la propria presenza, seppur a distanza, dicendosi molto dispiaciuti di non poter essere presenti. Il parroco ha poi ricordato monsignor Marco Ferrari, scomparso lo scorso fine novembre, che quest’anno ha potuto partecipare dal cielo.
Al termine della liturgia della Parola padre Daniele non ha voluto fare un’omelia, ma una testimonianza in occasione dei suoi prossimi 75 anni di vita (li compirà nell’aprile 2021) e dei 50 di ordinazione. Il presbitero ha ringraziato dapprima Dio, principio, ragione e scopo della sua vita di fede, speranza e amore con tutti i limiti, i suoi familiari vivi e defunti, i coscritti e compagni di leva, la famiglia religiosa dei Barnabiti a cui appartiene, i parroci e gli ex parroci e i suoi catechisti (tra cui mons. Manganini), don Costantino, i confratelli concelebranti e il gruppo famiglia osnaghese, che segue spiritualmente da qualche anno.
Padre Daniele ha ricordato i suoi primi 11 anni di vita, gli unici trascorsi a Osnago, nella Curt di Picit, la perdita dell’unica sorella femmina da piccolo, gli studi e il discernimento vocazionale in varie parti d’Italia (Cremona, Monza, Voghera, Lodi, Montalto Torinese, Torino) fino ad approdare a Roma come studente di teologia, la sua professione solenne nel 1968 e la sua ordinazione sacerdotale a Roma il 19 dicembre del 1970.
«La mia vocazione non è stata un sì fin da subito ma inizialmente solo una volontà di studiare lasciando alle spalle lavori pesanti come quelli che vedevo in casa mia. Nello studio, in cui riuscivo bene, mi sentivo più a mio agio poiché la terra era troppo bassa. Da piccolo ero un capo banda della corte ed ero bravissimo a giocare a nascondino e non mi sono reso conto che c’era un Dio più bravo di me a giocarvi, che mi avrebbe scovato e scoperto. Negli anni di discernimento e formazione ho incontrato formatori e accompagnatori spirituali bravissimi che mi hanno fatto capire che non ci si può nascondere per sempre da Dio, ma che anzi Lui ti scova di continuo, ti fa uscire allo scoperto, ti identifica e poi cambia e sconvolge i tuoi progetti di futuro». Il sacerdote ha poi proseguito raccontando il suo discernimento e il suo travaglio interiore dai 14 ai 22 anni e delle esperienze di vita religiosa e pastorale svolte fino ad oggi e del suo carattere esuberante, trainante ed entusiasta e innamorato della vita.
«Più mi sono addentrato nella vita religiosa e pastorale e più mi sono reso conto che non avrei potuto fare altro poiché mai avrei immaginato di intessere così forti e tanti contatti umani e condividere intensamente le varie coloriture dei sentimenti e delle emozioni ma anche le profondità e le intimità spirituali da cuore a cuore». Ha poi sottolineato la bellezza dell’esistenza ed il piacere quotidiano di vivere, ringraziando Dio per i tanti doni che gli ha dato e che ancora mette sul suo cammino e per le opportunità quotidiane, ed elencando le realtà nelle quali in questi 50 anni di sacerdozio ha prestato servizio, soprattutto a livello educativo, formativo e culturale (a Monza in oratorio, nello scoutismo, in un centro culturale e in parrocchia a Genova, come insegnante liceale) attraversando più generazioni e gruppi (bambini e ragazzi, giovani, malati, anziani, famiglie, non credenti.
«Ho avuto la grazia nel mio percorso di trovare tante persone che mi hanno voluto bene, che mi hanno stimato e considerato un amico, un fratello, un padre che cammina insieme e condivide un pezzo di strada e di vita. Nei momenti di affanno ho trovato sempre persone che con la parola e con l’esempio, a volte senza che loro lo sapessero, mi hanno sostenuto e incoraggiato. Come mi diceva saggiamente mia mamma tutto aiuta se si ha l’umiltà di chiedere aiuto».
Ha ricordato poi il suo rimettersi sempre in gioco nei suoi sei cambiamenti di comunità e la vita comune fraterna regolata dove non sempre c’è concordia ed armonia anche se si opera e si vive per il bene comune. Negli ultimi nove anni è Padre responsabile provinciale dei Barnabiti per il Nord Italia. Ha aggiunto che l’importante è come vivere ogni giorno coltivando e curando bene la qualità delle proprie relazioni umane e che può bastare anche un solo momento, un solo giorno per dare gloria a Dio con la propria vita.
«Non ho mai avuto nostalgia di una mia esperienza matrimoniale e di una mia paternità. Amare ed essere amati è per tutti e il generare autentico sta nell’accompagnare nella crescita e nella maturazione della personalità tutte le esistenze che ti vengono affidate».
Per il futuro, nell’ultimo tratto della sua vita con uno sguardo più contemplativo, si augura di vivere tutti i giorni presenti come nuovi e inediti e non dando nulla per scontato, al di là del timore della morte perché, quando accadrà, il Signore renderà anche lui partecipe in pienezza della sua gioia.
Al termine della messa non vi sono stati poi i tradizionali saluti e il pranzo tra sacerdoti e la festa patronale quest’anno non è potuta proseguire con la consueta tombolata presso il Centro parrocchiale.
V.S.
















