«Sognare, aiutarli a sognare e sostenere i loro sogni» è stata la risposta data dall’analista filosofo Massimo Diana alla domanda: «Quale messaggio di speranza, noi genitori possiamo dare ai nostri figli in questo momento di emergenza?» rivoltagli da una delle mamme presenti alla webinair Riprendiamoci il Futuro.
Una serata, molto sentita e partecipata, nata dall’idea di Fulvia Crotti, condivisa e portata avanti con Rossana Bianchi e Simona Brivio, sulla necessità di un confronto e di una riflessione sul mondo dei preadolescenti e adolescenti in questo periodo di pandemia. Si è pensato di creare uno spazio anche se per ora solo virtuale, dove poter fare comunità, dove poter parlare dell’emergenza sanitaria, della salute emotiva e fisica dei bambini e dei ragazzi che si sono ritrovati sospesi da tutto ciò che li riguardava, dalla vita scolastica ed extrascolastica, dalle loro relazioni portando molti di essi a sviluppare una serie di manifestazioni psico-fisiche allarmanti. Questo è stato possibile grazie alla Cicala, libreria specializzata per ragazzi ed insegnanti che martedì 23 ha ospitato sulla propria piattaforma zoom l’incontro sul disorientamento giovanile in epoca di pandemia e sulla possibilità di farne risorsa.
Ad aprire la serata Maria Franca Ballocco della Cicala, che ha dato parola a Fulvia, la quale in rappresentanza del gruppo organizzatore ha presentato l’iniziativa facendo riferimento anche alle interviste del professore ordinario di Neuropsichiatria infantile e responsabile dell’unità operativa complessa di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza del Bambin Gesù a Roma; a un report sui bambini e lockdown dell’università degli studi di Milano-Bicocca e alle parole della neuropsichiatra infantile di Lecco, dottoressa Marina Zabarella. Il panorama che ne esce non è certo dei più confortanti; aumento delle psicopatologie, quasi quadruplicati i casi relativi alla Dca, aumentati in maniera esponenziale dei tentativi di autolesionismo e diversi i casi di suicidio. Sono poi intervenuti gli ospiti della serata: Raffaele Mantegazza, docente di scienze pedagogiche presso il dipartimento di medicina e chirurgia dell’università Bicocca, autore di saggi e di diversi progetti con e per ragazzi, Laura Campanello, filosofa, analista biografica a orientamento filosofico, consulente pedagogica ed etica nelle cure palliative e nell’ambito della malattia e del lutto; Massimo Diana analista filosofo e insegnante di liceo, autore di diversi testi su un incontro fecondo tra psicologie, religioni e filosofie. Vivace e molto appassionato l’intervento di Mantegazza, il quale ha dedicato il suo intervento a Martina Maggioni, studentessa universitaria che ha aiutato nell’agevolare la presentazione delle domande rivolte ai relatori. Mantegazza ha acceso l’attenzione sul tema della sofferenza dei ragazzi, sottolineando la necessità di aiutarli a far credere loro in un futuro, dicendo loro che la specie umana non finirà con questo virus, che ne usciremo da questo periodo, anche grazie ai vaccini.
Parlando in modo specifico dei ragazzi più grandi, ha poi aggiunto, che molto probabilmente le scelte degli studi che essi faranno saranno anche un investimento contro il virus. Il docente si è anche soffermato sul significato della parola Resilienza, in particolar modo sul fatto di non dare per scontato che i bambini e i ragazzi siano resilienti perché pur adattandosi alle situazioni, hanno comunque difficoltà e sofferenze. Le problematiche relative alla dad toccano secondo Mantegazza diverse sfere, che vanno dall’incapacità di alcuni insegnanti di catturare le sofferenze e i disagi degli studenti di fronte a questo tipo di didattica, all’uso della telecamera, al fatto di entrare nelle case e nelle camerette dei ragazzi, durante le lezioni e le interrogazioni, la necessità di essere nello stesso tempo presentabili e comodi davanti al pc. Secondo Mantegazza toccare i mondi emotivi ed affettivi dei ragazzi per poi ignorarli, e una violenza inaccettabile; gli adulti hanno il dovere di chiedere ai ragazzi come stanno ma se rispondono che stanno male, hanno il dovere almeno di provare a modificare alcuni comportamenti perché altrimenti rischiano di essere degli ipocriti. Campanello ha sottolineato l’incapacità degli adulti di entrare in confidenza con tutte le dimensioni, le emozioni, le situazioni ombratili, ovvero difficili da gestire come la paura, la tristezza, la rabbia.
Gli adulti sono i primi a non saper accogliere le emozioni, a non ascoltarle, a contenerle e diventare contenitori anche delle emozioni dei bambini e dei ragazzi. Secondo l’esperta bisogna essere in grado di accompagnare i bambini e i ragazzi in un processo che li aiuti a capire che le emozioni possono essere affrontate, condivise e che le fragilità e le vulnerabilità fanno parte della vita. Anzi si deve imparare a chiedere aiuto e proprio così far fiorire un terreno in grado di generare relazioni positive. Si è quindi soffermata su un tema molto delicato, invitando gli adulti presenti a interrogarsi su quali tipi di adulti siano, adulti capaci o meno di stare nelle emozioni scomode, loro e dei loro figli, loro studenti. Si è capaci come adulti di accogliere un aspetto depressivo di chi si ha di fronte, ma soprattutto si è capaci di esserci veramente, in modo autentico, con sincerità con tutte le proprie fragilità e le nostre contraddizioni? È necessario ritrovare il senso del vivere, capire quali siano le proprie priorità di vita e i valori che si vogliono trasmettere ai propri figli in modo tale da uscire da un vissuto sempre emergenziale dettato dall’ansia di prestazione per arrivare a costruire tempo che si fa culla di desiderio, di senso di direzione, di immaginazione e di progettualità. È tempo quindi secondo la Campanello di costruire comunità educative da cui possano nascere possibili relazioni che costruiscano una normalità di vita, luminosa, vitale, e generativa.
Massimo Diana ha iniziato la propria riflessione riportando l’attenzione sulla necessità di chiedere ai ragazzi come stanno, cosa provano. Non sono tanti, adulti, genitori o insegnanti che si fanno carico di questi quesiti. I ragazzi dal canto proprio non sono in grado di iniziare a raccontare le loro emozioni, sono gli adulti che devono iniziare a raccontare e creare così una relazione, discutendo, parlando con loro. Diana lavora da molti anni sull’intelligenza emotiva dei suoi studenti per offrire loro gli strumenti per conoscere le proprie emozioni e sull’intelligenza sociale per aiutarli a decodificare ciò che sta succedendo veramente, e aiutarli ad avere una conoscenza dell’attualità per saperne parlare e poter vivere in questa società.
Gli adulti devono essere generativi ovvero in grado di prendersi cura delle nuove generazioni non come dovere etico o religioso, ma come un processo naturale che fa parte del ciclo della vita. È il momento per l’adulto della maturità, dell’amore e della capacità di prendersi cura dell’altro, la capacità di concentrarsi sui bisogni dell’altro. È la capacità di saper rispondere ai bisogni fondamentali di ogni individuo quelli di sentirsi amati, riconosciuti, accettati; bisogni ai quali risponde il codice materno affettivo e il bisogno di esser lasciati liberi, di essere quello che siamo e sostenuti attraverso una benedizione e la testimonianza a esprimere tutta la potenza e la forza dei nostri desideri e dei nostri sogni a cui risponde il codice paterno. Quindi essere mamma e papà.
Essere madre attraverso la capacità degli sguardi, dell’accoglienza e degli abbracci, una madre che contiene e che sostiene. Essere padre vuol dire rappresentare il dono della facoltà e della libertà del desiderio. Molti adulti non hanno ancora trovato il proprio desiderio, il proprio sogno e non sono in grado di offrire quindi i desideri e i sogni ai ragazzi. Bisogna quindi essere in grado di compiere scegliere, superare pericoli e assumere le responsabilità. Il coraggio di essere quello che siamo e quello che desideriamo è l’unico modo per raggiungere la felicità. Il compito del buon padre è quello quindi di non imporre una via già precostituita, ma che aiuti i ragazzi a trovare la propria dando l’esempio.
La serata è proseguita con alcune riflessioni e domande da parte del pubblico che stava ascoltando con attenzione e partecipazione i vari interventi dei relatori i quali prima di congedarsi hanno risposto con disponibilità e senza risparmiarsi agli interlocutori. Emozionante l’intervento di Jacopo Pirovano che ha recitato una poesia di Gianluigi Gherzi che con la spontaneità, la bellezza e la sincerità tipiche qualità di un adolescente ha testimoniato la sua presenza, ringraziando tutti i presenti.
La serata ha dato la possibilità al gruppo organizzatore di darsi appuntamento a nuove e si spera proficue altre iniziative. Fulvia, Rossana e Simona stanno portando avanti con passione e serietà un progetto di attenzione sul mondo dei preadolescenti e adolescenti auspicando una partecipazione sempre più numerosa di adulti, genitori e insegnanti e piantando semi che possano diventare miraggi di gioia. I ringraziamenti vanno a Maria Franca, a tutti i relatori, a Martina, a Jacopo a Chiara Orsenigo per l’opera la Sorellanza, immagine simbolo dell’iniziativa. Sui social è disponibile la registrazione della serata che ha visto moltissime adesioni.
S.B.





