Un corvo vola nel cielo, è in ritardo a un appuntamento importante in un luogo segreto che gli animali conoscono dal giorno in cui vengono al mondo; una volta lo conoscevano anche gli uomini, ma lo hanno dimenticato.
In occasione della grande assemblea la legge di natura è sospesa: né predatori né prede, né forti né deboli, né grandi né piccoli; così è stato stabilito dal principio, così accadde ai tempi dell’arca e così, sta scritto, avverrà alla fine dei tempi: il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si distenderà accanto al capretto, il vitello e il leone pascoleranno fianco a fianco…
Ci sono tutti, il leone, la balena, l’aquila, il topo… Il giaguaro prende per primo la parola: ”Già altre volte ci siamo riuniti per discutere come affrontare le molte catastrofi causate alla terra dall’uomo. Nonostante le frequenti ragioni di allarme finora siamo rimasti a guardare. Per troppo tempo abbiamo visto i nostri fratelli pesci soffocare nella plastica e nel petrolio; per troppo tempo non abbiamo ascoltato il grido d’aiuto dei nostri amici scacciati dalle foreste che l’uomo abbatte; per troppo tempo abbiamo abbandonato i nostri compagni più indifesi alla schiavitù degli allevamenti intensivi, dei mattatoi, nelle gabbie degli zoo, nei laboratori. Ma la catastrofe degli incendi in Australia è stato un vero olocausto che non può essere lasciato senza risposta”.
Parla ora il koala testimone della tragedia: “Animali molto più grandi di me o molto più piccoli, che erano riusciti a emergere dall’inferno del fuoco, cadevano a terra carbonizzati o asfissiati o uccisi dalla mancanza d’acqua o abbattuti dai fucili degli uomini”.
Dopo quella testimonianza nessuno se la sentiva di prendere subito la parola. Ormai era chiaro che non solo la vita degli animali ma le piante, l’aria e l’acqua e quello che si chiama ecosistema e per gli animali casa, era in pericolo per l’inquinamento, il dissesto idrogeologico, per i cambiamenti climatici, per la deforestazione, lo sfruttamento delle zone vergini ed incontaminate, la loro sostituzione con coltivazioni intensive e una promiscuità tra l’uomo e gli animali selvatici.
Poi vari interventi si susseguono:
-il topo ”la peste. Ci vuole la peste; da millenni noi topi diffondiamo epidemie con efficienza ed efficacia. Negli ultimi secoli ci avete impedito di agire, lasciandoci diffondere solo malattie minori come la leptospirosi o la salmonella. E’ tempo di darci pieni poteri. Vi garantisco un uomo morto per ogni animale morto”.
-l’aquila:” non c’è niente di nuovo sotto il sole. Il destino degli uomini e quello delle bestie è lo stesso. Se l’uomo deve estinguersi si estinguerà. Guai ad anticipare gli eventi”
– il leone: ”tu sarai il re del cielo, aquila, ma io sono il re delle foreste e quello che vedo di noi, rimasti dopo gli stermini , sono pochi e infelici,”
– l’orango battendosi il petto: “dei nostri nelle foreste pluviali, scacciate dall’avanzare dei palmeti piantati dall’uomo, ne muore uno ogni ora”
– la balena che era la custode dell’anima del mondo: “Quegli uomini che abbandonano l’amore della natura siano gettati nell’abisso, ma si salvino quelli che impareranno dalla sventura” .
Tutti gli animali sprofondarono in meditazione. Alla fine fu presa la decisione: “la specie umana non doveva perire ma imparare da una lunga pena” e fu inviato un terribile avvertimento all’uomo: una epidemia.
La malattia, la morte, il dolore potevano far accorgere l’uomo che anche lui fa parte della natura, che non può distruggere la sacralità della terra: solo debellando il germe della “dimenticanza dell’arca” l’uomo potrà salvarsi.
Da Filelfo, L’assemblea degli animali – Una favola selvaggia. Einaudi 2020
Collettivo TERRA!

