MATERNITÀ E SALUTE MENTALE

Il 5 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna: un appuntamento importante soprattutto in quest’anno di emergenza psicologica e sociale, oltre che medica.
Purtroppo è ancora scarsa la consapevolezza circa i problemi mentali che possono affliggere le donne (di ogni cultura, ceto sociale o religione di appartenenza) durante la gravidanza o nel primo anno di vita del bambino. Circa una donna su dieci sperimenta sulla propria pelle sintomi depressivi e/o di ansia. Questi sono dovuti al grande cambiamento ormonale, psico-fisico, di abitudini, economico che il mettere al mondo un figlio porta con sé. Purtroppo la pandemia ha cambiato molte cose:

  • l’accesso ad alcuni servizi di cui le mamme/coppie potevamo usufruire;
  • l’accesso dei papà nelle sale parto;
  • la vicinanza di amici e parenti (nonni in primis) che poteva garantire un supporto pratico, economico, ma anche di socialità;
  • una maggiore incertezza economica (spesso le donne vengono penalizzate dal punto di vista lavorativo durante la gravidanza e la perdita di lavoro a causa del Covid ha accentuato tali fragilità).

Oggi disponiamo di una gran mole di studi che accertano la correlazione tra salute mentale materna e paterna con la salute psicologica del bambino. Più i figli sono piccoli, maggiore è la possibilità che la salute genitoriale influisca sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del piccolo.
Sappiamo bene che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani. Per questo motivo è bene tutelare le donne in questo periodo molto delicato: affinché possano avere un supporto che andrà a vantaggio dei loro bambini, che costituiranno il tessuto sociale di domani. Cosa fare quindi per sostenere le mamme ?

  • Non crediamo ciecamente allo stereotipo della gravidanza e del puerperio come periodo idilliaco e gioioso;
  • chiediamo alle mamme “come stai?”, ma chiediamolo veramente, con vivo interesse, non come se fosse una domanda di routine;
  • offriamo supporto anche per cose apparentemente piccole e banali come il fare la spesa, sbrigare le commissioni o le faccende di casa di modo che le mamme possano affrontare la quotidianità con più calma, con meno pensieri per la testa, ma soprattutto sapendo di avere qualcuno su cui contare.
  • se anche è vero che i disturbi di ansia, depressione, insonnia sono frequenti nel primo anno dopo il parto è altresì opportuno non sottovalutare questi sintomi. Qualora perdurino oltre il terzo mese di vita del bambino o se vanno a inficiare in modo significativo la qualità della vita delle mamme e dei genitori è bene chiedere aiuto. Rivolgersi al proprio medico, al ginecologo, all’’ostetrica per avere consigli circa percorsi psicologici e/o gruppi di auto aiuto.

V.C.



Mobile Sliding Menu

© Copyright 2026 Dentro&Fuori - Privacy Policy
Visite