E’ assurto agli onori della cronaca il rifacimento del “cavalca – ferrovia” che da Osnago porta a Lomagna lungo la strada provinciale SP55.
Le critiche segnalate da diverse persone riguardano il fatto che non si è approfittato della manutenzione straordinaria del ponte per realizzare un marciapiede. L’intervento è stato progettato e realizzato dalla Provincia di Lecco che ha competenza sulla strada. Le nostre pubbliche Amministrazioni proclamano sempre, nei programmi elettorali, la volontà di favorire la cosiddetta mobilità dolce, quella dei pedoni e dei ciclisti; ma nei fatti favoriscono quella veicolare.
Il cavalcavia di Osnago ne è un esempio: si doveva intervenire sul ponte e ci voleva poco per prevedere un marciapiede da un metro e mezzo in sede propria, come percorso pedonale. Sappiamo della preferenza per la mobilità veicolare della Provincia: vedi il progetto di via Verdi a Merate, dove una strada Inter-quartiere viene trasformata in una tangenziale.
Tale Ente avrà considerato il fatto che una strada provinciale debba avere un calibro appropriato, senza deroghe e volto al solo traffico veicolare; ciò a scapito dei pedoni
C’era la possibilità di allargare il sedime della strada mediante una striscia destinata a marciapiede che, peraltro preesisteva sul ponte prima dell’intervento; ciò era fattibile senza intervenire sulla struttura del ponte.
Perché il Comune di Osnago non ha eccepito riguardo al progetto provinciale? Dalla stampa abbiamo appreso che il primo cittadino di Osnago sia rimasto stupito (sic!) alla vista delle carte della Provincia. Bell’esempio di collaborazione fra Pubbliche Amministrazioni!
Il sindaco Paolo Brivio ha affermato che le zone più a misura di pedone o ciclista per andare verso Lomagna sono altre: dal centro, alla stazione, alla Località Aurora. “Se potessi investire delle risorse per creare tratti ciclo-pedonali, in ottica di connessione intercomunale, guarderei ad altre zone, più aperte al paesaggio circostante e meno trafficate. Ai pedoni e ai ciclisti dico: “ci sono alternative, ci sono altri itinerari”.
Ora si vede un largo rettifilo, dal semaforo di Osnago fino alla curva per Lomagna: un invito alla velocità con grande pericolo per i pedoni che volessero cimentarsi nell’impresa di percorrerlo.
Rimaniamo in vigile attesa affinché i buoni propositi del sindaco di Osnago incontrino il favore dei suoi colleghi nell’investire in piste ciclo-pedonali, congiungendo i vari spezzoni delle esistenti secondo un piano organico, previsto, nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.
Questa strada provinciale, come altre nelle nostre zone, sono a calibro variabile, diventando strettoie o gincane quando attraversano i paesi; vedi ad esempio il percorso ad est della SR 342) per Ronco. Non si capisce quindi l’incaponimento per avere il calibro corretto in un tratto quando lo stesso va a farsi benedire in altri.
Ci siamo imbattuti, durante le nostre peregrinazioni, nel centro commerciale Le Marasche. Comprendiamo, anche se a fatica, che su tale area pendessero diritti preesistenti, ma si poteva fare di meglio; ora ci ritroviamo i soliti anonimi cubi, parallelepipedi e prismi. Per non parlare, poi, della mobilità: un drive in all’americana in salsa brianzola, senza marciapiedi, per cui ai pedoni non resta che camminare sulle aiuole per non essere travolti. Se si volesse raggiungere il centro da Cernusco o di Osnago, si è costretti a fare un percorso di guerra lungo la ex statale, lambendo la strada, attraversando prati in sentieri di risulta scavati sui cigli. Anche qui niente marciapiedi, realizzabili con gli oneri di urbanizzazione. Altra occasione mancata!
E non abbiamo neppure la consolazione di vedere un ciliegio in memoria del toponimo!
Collettivo TERRA!

