Nel 2004, alla Bicocca di Milano ci fu, in pompa magna, l’inaugurazione, da parte di Roberto Formigoni e Gabriele Albertini dei primi autobus urbani ad idrogeno. Fu assicurato che, nel giro di qualche anno, i mezzi pubblici di Milano sarebbero andati ad idrogeno. Mai profezia fu più sbagliata: gli autobus di Milano e non solo, continuano andare a gasolio, alla meno peggio a metano.
Che fine ha fatto quello che doveva essere il primo distributore di idrogeno di Milano, anzi, in tutta Italia? Il cartellone recitava “Idrogeno in cantiere. Parte il futuro”. Ma il futuro di questo progetto non è mai partito.
Ora l’idrogeno è ritornato e balzato agli onori della cronaca nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (?) (PNRR) nella seconda delle sei missioni previste dall’ impegnativa denominazione di “Rivoluzione verde e transizione ecologica (?). Sui 191,5 miliardi di euro, messi a disposizione del PNRR dall’Europa, questa missione vale circa 59 miliardi di euro. Di questi 23,78 miliardi saranno destinati all’incremento delle energie rinnovabili in agricoltura, alla promozione di impianti innovativi, al trasporto locale sostenibile, alla dotazione di accumulatori per stoccare l’energia in eccesso ed alla rete intelligente per gestire i flussi energetici.
L’idrogeno è l’elemento chimico più diffuso nell’universo ed è il combustibile che alimenta le stelle, sole compreso. Sulla terra non esiste libero come tale, ma combinato, principalmente, con l’ossigeno a formare acqua, composto diffusissimo e con il carbonio a formare petrolio.
L’obiettivo posto dall’Europa e, di conseguenza, dal PNRR, è quello di sostituire, a lunga scadenza, i combustibili fossili con l’idrogeno che bruciando non dà luogo ad anidride carbonica, ma solo ad ossidi con l’azoto dell’aria.
Oggi si ottiene idrogeno, peraltro in piccole quantità e per utilizzi marginali, con tre modalità:
- L’idrogeno cosiddetto “grigio”, da carbone e idrocarburi (petrolio) dando luogo al sottoprodotto anidride carbonica nella quantità di 9 kg per 1 kg di idrogeno.
- L’idrogeno cosiddetto “blu”, ottenuto come sopra, ma immettendo e stoccando l’anidride carbonica in cavità sotterranee.
- L’idrogeno cosiddetto “verde”, ottenuto per scissione dell’acqua mediante elettrolisi alimentata da energia rinnovabile (in particolare idroelettrica, fotovoltaica, eolica).
Purtroppo il legame fra idrogeno e ossigeno è fortissimo per cui si richiede molta energia per separarli.
Obiettivo della “transizione ecologica” del PNRR è quello di arrivare alla terza modalità che non dà luogo ad anidride carbonica (gas climalterante).
Positivo il fatto che il PNRR ponga l’obiettivo “Idrogeno” in modo che si pungoli la ricerca; allo stato attuale, però, le condizioni per sostituire con detto elemento i combustibili derivati dal petrolio non ci sono ancora
In definitiva ci sembra che la “missione idrogeno”, inserita nel PNRR, non abbia molte prospettive, almeno a medio termine! Occorre puntare sul risparmio energetico e sulla mobilità pubblica e “dolce”.
Fonti:
- “PNRR” Governo.it
- “Ci salverà l’idrogeno?” di Milena Gabanelli e Domenico Affinito
Collettivo Terra!

