Lunedì 25 aprile l’Amministrazione comunale ha celebrato il 77esimo anniversario della liberazione dell’Italia dal Fascismo con un primo momento presso l’Auditorium di via Roma dove è stato proiettato un filmato realizzato dai bambini della scuola primaria di Lomagna. Dalle 11.30 è poi partito il corteo dalla piazza della Chiesa al monumento ai Caduti accompagnato dal Corpo Musicale Osnago-Lomagna. Qui si sono tenuti la resa degli onori con la deposizione della corona di alloro e il discorso ufficiale del sindaco Cristina Citterio e di un rappresentante dell’Anpi.
Non sono mancati i ringraziamenti del primo cittadino ai cittadini, alle realtà associative, agli Alpini, alla Protezione Civile, ai consiglieri comunali, ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, alla Polizia locale, ad ANPI, a Riccardo Mauri, sindaco del Consiglio sovracomunale dei ragazzi e delle ragazze, agli alunni delle classi quinte della scuola primaria e alle loro insegnanti, alla Banda Osnago Lomagna, alla cantante Rosanna Usuelli e ai residenti di via XXV Aprile.
«Aspetto questo 25 aprile dal marzo 2020… Ricordo, come fosse ora, che in quei primi momenti incomprensibili, inaspettati e disperati dell’inizio della pandemia, mi sono proprio ingenuamente chiesta se avremmo potuto celebrare il 25 Aprile di quell’anno, come nuovo e rinnovato momento di liberazione da un male oscuro e dalle restrizioni ai movimenti e alle relazioni umane – ha esordito il primo cittadino – Ripensandoci ora, c’era proprio ingenuità in quella speranza. Quest’anno possiamo tornare a celebrare insieme e in modo un po’ più libero, pur con qualche cautela. Celebrare e quindi fermarci, pensare e ripartire… con slancio e forza, apparentemente rinnovati. La pandemia è ora certamente meglio gestita e, anche se non certo terminata, ce ne sentiamo meno schiacciati, perché la scienza, la tecnologia, la competenza medica e di ricerca ci hanno aiutato ad avere delle armi buone per difenderci. Ho citato due parole: male oscuro e armi buone. E’ una liberazione – quella di oggi – che potrebbe correttamente richiamare una sorta di rinascita dopo un periodo storico molto pesante e faticoso; una liberazione che, invece, onoriamo con un po’ di amarezza in volto e nell’animo: l’amarezza incredula della guerra, del male oscuro della violenza, della prevaricazione, dell’uso delle armi… non quelle buone della scienza, bensì quelle vere, quelle che uccidono, devastano, distruggono cose e persone, intere città e intere comunità, che costringono ora, come anche altre guerre e situazioni di povertà, alla fuga, all’esodo, all’abbandono di ciò che vale. Viviamo la festa di Liberazione d’Italia e della sconfitta del Nazifascismo, con le immagini dell’oggi che ci riportano a quegli anni che credevamo rilegati in un libro di storia da rispolverare nelle occasioni celebrative, una sorta di monito importante da conservare sempre, ma in qualche modo lontano, quasi non parlasse del nostro oggi, se non nell’intento ermeneutico di conservarne il senso del vivere quotidiano, preservando il valore della libertà, di cui beneficiamo, e la costante attenzione a non incorrere nella tentazione di sottovalutare e non considerare il valore dell’umano nella sua intrinseca limpidezza. Custodiamo il pensiero grato agli uomini e alle donne del passato che lottando nelle fila della Resistenza ci hanno riconsegnato la libertà che oggi conosciamo e che dobbiamo preservare e mai dare per scontata, visto il costo pagato in termini di vite umane. Il nostro pensiero rispettoso va anche a quanti furono deportati, internati, sterminati nei campi di concentramento. Non è questo il momento di esprimere commenti sui fatti di oggi e di ieri, ma certamente di stringerci in un pensiero congiunto di pace e di solidarietà agli oppressi di oggi e di ieri. Auspico un pensiero condiviso di condanna di ogni atteggiamento di oggi e di ieri che porta a non vedere nell’altro lo specchio di sé stessi, nel sentirlo come qualcosa di altro da sé, tanto da potersi concedere di cancellarne l’umanità, senza avvertirne il peso e il valore. “Mai più guerra” suona oggi quasi come un invito idealmente irraggiungibile… irraggiungibile forse sì, ma convinto e fiducioso: non smettiamo di sentirlo insieme come vero e possibile e di urlarlo con forza, pur di fronte a distruzione e atrocità – ha concluso il sindaco Citterio – Sta ora a noi fare la nostra parte perché si realizzi la pace a partire dall’esperienza di vita quotidiana e a realizzare quanto ci invita a fare San Francesco d’Assisi: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”».
N.C.




























