MONTEVECCHIA, IL RICORDO DEL 25 APRILE

Le note dell’Inno d’Italia hanno dato inizio alla commemorazione del 25 aprile presso il Monumento dei caduti di Montevecchia. Presenti in rappresentanza delle autorità civili il sindaco Ivan Pendeggia, l’assessore Nicoletta Palmieri e i consiglieri Francesca Colombo e Luigi Sala, e don Luigi Colombo in rappresentanza delle autorità religiose.
«25 aprile del 1945, sono trascorsi 77 anni e non bisogna dimenticare – sono state le parole del primo cittadino – dobbiamo tenere acceso il ricordo della dura lotta per la conquista della pace e della libertà. Non è retorica ne patriottismo, è continuare a tenere vivo il ricordo di chi si è battuto perché ancora oggi potessimo essere donne e uomini liberi pronti a difendere l’indipendenza, la democrazia e la nostra dignità. Ieri come oggi. In questo terribile e doloroso periodo che stiamo vivendo, è innegabile ve ne sia una profonda dimostrazione, libertà e pace sono concetti di altissimo valore, concetti che si possono declinare uniti ma anche disgiunti. La pace è condizione di vita, la libertà è condizione del vivere. Senza presunzione posso confermare che non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà, perché è meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature e di tutte le guerre. Dobbiamo molta riconoscenza a chi ha permesso a noi di vivere in queste condizioni di democrazia, questo deve essere chiaro a tutti noi, alle nostre coscienze di italiani, italiane, di giovani e di meno giovani. Le lotte, le guerre, devono appartenere alla storia e la storia deve insegnare quali sacrifici i nostri progenitori e genitori hanno affrontato per permetterci questa realtà, questo vissuto duraturo di equilibrato benessere. Non diamo per scontato la fortuna della democrazia e l’importanza della libertà, valori che si capiscono veramente solo se si perdono».
Pendeggia ha concluso citando le parole di Sandro Pertini, presidente e partigiano: «Battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale, ed è l’augurio che faccio a tutta la popolazione di Montevecchia e che mi sento di fare dal profondo del cuore».

A seguire l’intervento di don Luigi che ha dichiarato di provare ansia per quello che sarà il nostro futuro a fronte della guerra non troppo lontana, per le ripercussioni economiche sulle famiglie e soprattutto sui poveri.
«Chi fa la guerra promette ricchezze per la sua patria ma in realtà non è mai così – ha dichiarato il sacerdote – forse soltanto i ricchi continuano ad arricchirsi ma i poveri diventano sempre più poveri».
Ha ricordato la generosità di Montevecchia nell’aiuto al popolo ucraino, ma sono tanti gli interrogativi che rimangono in sospeso.
«La guerra finirà, ma cosa rimarrà? Ci si potrà riabbracciare? Come si dimenticheranno le fosse comuni? Saranno pronte le nuove generazioni a dimenticare il ricordo di quello che la guerra lascia? Per purificare la memoria dal male compiuto in passato per un futuro di pace dovranno continuare a esistere testimonianze coraggiose di comunità che saranno un segno della possibile convivenza tra popoli che di solito sono in conflitto. La cultura e l’educazione possono portare alla pace».
La commemorazione si è conclusa sulle note del canto partigiano Bella ciao.

M.C.



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