CERNUSCO, CONRATER RICORDA ANEDDOTI DELLA PISTA DI ATLETICA

Sono passati più di 30 anni da quando un giorno di settembre del 1988 inaugurammo la  pista di atletica di Cernusco.
Se ne era cominciato a parlare alla fine degli anni ’70 quando, ultimato il campo di calcio, fu chiaro a tutti che lì una pista ci sarebbe stata molto bene sia per lo spazio,  disponibile in abbondanza, sia per la profondità e la vastità dell’ambiente nel quale si sarebbe inserita.
C’era anche credo una giusta competizione fra gli uomini del Football Club e la storica Polisportiva Libertas che per prima aveva aperto i battenti a Cernusco a metà degli anni ’50.
Quelli del calcio il campo l’avevano voluto con grande insistenza e alla fine l’avevano ottenuto. E allora lo stesso fecero gli uomini della Polisportiva con uguale impegno e uguale insistenza.
Ci sarebbero tanti episodi da ricordare  ma ne voglio ricordare uno che difficilmente potrò dimenticare.
Un giorno, era ancora il periodo in cui bisognava recuperare i finanziamenti e tutti promettevano anche quello che non potevano dare, vennero da me il presidente della Polisportiva Carlo Pirovano (nella foto a destra) accompagnato da due dei suoi massimi dirigenti: Tino Redaelli e Aldo Gerosa.
Erano riusciti ad avere un appuntamento a Roma col presidente nazionale della Libertas, di cui ora non ricordo più il nome, e avevano pensato che se a quell’appuntamento avessi partecipato anch’io, la presenza del sindaco avrebbe convinto ancor di più il presidente nazionale libertas della credibilità dell’iniziativa.
Le associazioni Libertas erano emanazioni della Democrazia Cristiana e in quegli anni la DC era ancora molto potente.
Come facevo a dire di no? Carlo Pirovano era lo storico amatissimo presidente (che era stato giovanissimo socio fondatore dell’associazione); Redaelli era anche lui personaggio molto noto in paese, amato e stimato per la sua cordialità, la sua contagiosa allegria e la generosità con la quale veniva incontro ai bisogni delle associazioni; Gerosa era la nuova generazione di dirigenti della Polisportiva, giovani appassionati e desiderosi di fare. Tutti e tre anche miei carissimi amici da sempre. E così dissi di sì.
Il programma era di partire la sera prima dell’incontro a fine giornata, di fermarsi a mangiare da qualche parte e poi di fermarci a dormire il più possibile vicino a Roma per poterci presentare all’indomani puntuali alle 10 del mattino in piazza Barberini al terzo piano di un grande palazzo dove c’era la sede nazionale della Libertas.
La sera della partenza anziché prendere il treno per Cernusco, presi la metropolitana per Gobba dove i miei amici Carlo, Tino e Aldo mi aspettavano  e, così com’ero, con la borsa del lavoro di tutti i giorni salii in macchina e partimmo.
Ci fermammo sull’Appenino per mangiare: Tino conosceva un posto niente male dove sarebbe stato meglio mangiare meno e soprattutto bere ancor meno, ma eravamo tutti un po’ eccitati da questa spedizione così bizzarra e  fu molto difficile trattenersi.
Il programma prevedeva di dormire nei dintorni di Orte, ma fiaccati forse dal troppo bere ci fermammo molto prima, a Fabro.
Vicinissimo al casello di uscita c’era un hotel, di quelli fatti apposta per dar da dormire ai viaggiatori frettolosi, e noi lì ci accomodammo alla bell’e meglio, a me toccò dormire in un letto matrimoniale con Aldo Gerosa che russava come pochi e si allargava di continuo nel sonno, occupando la mia parte di letto.
Dormimmo tutti  poco e male quella notte, ma l’importante era svegliarsi per tempo per arrivare puntuali all’appuntamento.
E ce la facemmo: alle 9.50 eravamo in piazza Barberini.
Fummo accolti con grande cordialità  dal Presidente Nazionale che ci ricevette accompagnato da alcuni suoi collaboratori
Devo dire che effettivamente la presenza del sindaco (allora io ero ancora sindaco DC) fu molto apprezzata.
Dopo aver loro raccontato tutti i nostri progetti, il presidente ci illustrò le varie strade che si potevano percorrere e ci elencò le molte forme di aiuto che avrebbe potuto assicurarci.
Il tempo a disposizione per l’appuntamento passò velocemente e tutti i discorsi s’avviarono alle conclusioni.
A questo punto il presidente cominciò a tessere i nostri elogi: ci disse che lui la Polisportiva di Cernusco la conosceva sia per i brillanti successi raggiunti, sia per l’ottima organizzazione della Società e tutto questo ce lo diceva per assicurarci che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarci.
E aggiunse che a persone come noi la Repubblica doveva essere riconoscente: tirò fuori così dicendo dei moduli da un cassetto che fece compilare e firmare a ognuno di noi.
Erano i moduli per proporre la nostra nomina a Cavaliere. Fu così che dopo un po’ di mesi diventammo tutti “Cavalieri al merito della Repubblica”.

La pista in una foto del 1997

La strada per realizzare la pista era ancora lunga, ma fu battuta con lo stesso impegno di quell’indimenticabile viaggio a Roma.
Dopo tanti anni non saprei dire se quella spedizione sia stata effettivamente utile e quale ne sia stato il risultato. Credo però che lo spirito con il quale andammo a Roma sia stato poi quello che  fu applicato in tutti i passaggi successivi e ci ha portato al risultato che volevamo.
Del viaggio di ritorno c’è poco da raccontare a parte la ricca mangiata che ci concedemmo prima di partire da Roma in un simpatico ristorante che, come sempre, Tino Redaelli conosceva.
Dedico queste righe al ricordo dei miei indimenticabili compagni di viaggio: Carlo Pirovano, Tino Redaelli e Aldo Gerosa.

Antonio Conrater



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