MONTEVECCHIA, UNA DOMENICA PER CASCINE

Ore 9 di domenica 1 maggio, organizzato dal gruppo Gev e guidato da Michele Villa è iniziato il percorso tra le cascine del parco del Curone. Numerosi i partecipanti, provenienti da diverse località della zona.
Il tempo si è mantenuto piacevole e ha permesso di apprezzare l’escursione tra la folta boscaglia e ampi terrazzamenti per raggiungere le varie cascine, culla della civiltà contadina ormai scomparsa. Partiti da Ca soldato, abitata fino al 1987  e sede del museo e delle Guardie Ecologiche Volontarie del Parco, il gruppo ha raggiunto cascina Ospedaletto, oggi completamente abbandonata e in rovina,  in un’area pianeggiante sul fondo della  Valle del Curone. Un corpo separato destinato a stalla e fienile, fortemente rimaneggiato negli anni 50, è stato edificato sulle rovine di una chiesetta. L’area è oggi recintata perchè pericolante.
Le altre cascine come Costa, Galbusera Bianca e Galbusera Nera sono state ben recuperate e a tutt’oggi ospitano i numerosi turisti, che nelle domeniche primaverili ed estive, lasciano la città per inoltrarsi nel verde della campagna.
Cascina Costa è posta sulla sommità del crinale che separa la valle dove nasce e scorre il torrente Curone e il bellissimo crinale terrazzato dove a mezza costa stanno i nuclei di Galbusera Bianca e Galbusera Nera.
Il nucleo di Galbusera Nera è collocato a mezza costa su di un pendio della Valle del Curone, rivolto a sud ed è costituito da due edifici principali, disposti parallelamente su di un pianoro realizzato artificialmente. L’insieme si sviluppa su due piani fuori terra.
Caratteristico è il locale di ingresso di un’unità abitativa, una specie di piccolo cortile interno dove vi è un’immagine di San Giobbe.  (Sajopp)
Galbusera Bianca è anch’essa localizzata a mezza costa nella Valle del Curone. Il nucleo era originariamente composto da nove edifici e appare evidente che  non era un semplice insieme di case ma un “paese mancato”.
Vi era una chiesetta, il forno per il pane, il pozzo e un’osteria. Nel 1831 il borgo viene interamente acquistato dalla Marchesa Luigia Serbelloni D’Adda Busca, feudataria di Lomagna
Il recupero di queste aree rurali, avvenuto molti anni fa,  ha richiesto un grosso impegno economico e organizzativo come spiegato dal proprietario di  Galbusera Bianca che circa vent’anni fa ha dato una nuova vita al borgo stesso con un agriturismo bio di Charme.  Ventisei  i posti letto in dieci stanze a tema tutte con bagno, un appartamento per sei persone e una “Osteria Bio!” con cento posti. Le stanze, tutte calde e colorate, sono state  ristrutturate in bioarchitettura, realizzate con materiali di recupero dal vecchio Borgo. Negli appezzamenti di terreno circostanti  si coltiva verdura di stagione e ci sono alberi di mele e pere.
Nel saliscendi di boschi e ampi prati, si è fatto anche un percorso all’indietro tra le usanze del mondo contadino che la guida ha sapientemente raccontato con simpatici aneddoti in dialetto.



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