LA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA

Nel giugno del 1943 Marshall, un bambino di nove anni, vide uomini bianchi e di colore ammazzarsi per le strade di Detroit, la città dove si era appena trasferito con la famiglia; e quando andò a scuola fu vittima di bullismo e di percosse da parte di alcuni suoi compagni solamente perché portava un cognome ebreo, Rosenberg.
Lui invece era cresciuto in una famiglia ricca di amore, dove la nonna materna, nonostante fosse povera e avesse nove figli, accoglieva sempre nella sua modesta casa chiunque avesse bisogno di un pasto o di un letto. Si chiese il perché di tali differenze di comportamento.
Per capirlo scelse da grande di laurearsi in psicologia clinica presso l’università del Wisconsine aprì uno studio. La pratica terapeutica tradizionale però, basata sulla diagnosi della malattia del paziente da parte del professionista, non lo soddisfaceva. Finì per abbandonarla per elaborare un approccio tutto suo alla cura nella relazione, basato su quello che lui aveva individuato esserne il principale fattore: il linguaggio. Chiamò il suo metodo Comunicazione Non Violenta, riferendosi al modello di Gandhi, e fondò un centro per la sua diffusione, che tuttora, dopo la sua dipartita nel 2015, opera in trenta Paesi del mondo: The center for Non violent Communication. Scrisse libri (uno su tutti: Non violent Communication, a language of compassion) e iniziò a girare per il mondo a insegnare il suo metodo a tutte le categorie di persone e a prestare la sua opera di mediatore nelle zone devastate dalla guerra e dalla povertà.
In che cosa consiste la CNV? Si può riassumere in un semplice concetto elaborato da Rosenberg stesso: “esprimere onestamente come sono io senza incolpare né criticare gli altri”.
La modalità con cui invece comunichiamo normalmente, e che abbiamo appreso fin da bambini, è un linguaggio che esprime un giudizio: se quello che l’altro dice o fa mei miei confronti è qualcosa che mi soddisfa lo lodo; in caso contrario lo critico o addirittura lo insulto, innescando un conflitto che può degenerare in modo più o meno violento. Ma in questo modo di comunicare non parlo di me: dico come penso che l’altro sia!
Il punto fondamentale quindi è esprimere quello che si prova nella relazione: chi lo fa sperimenta il potere impressionante dell’empatia, che aggancia sempre l’umanità dell’altro, anche quando in quel momento è ostile.
Quattro punti per imparare a parlare CNV. Il primo è riportare nel modo più oggettivo possibile quello che l’altro ha detto o l’azione che ha compiuto: è come se io guardassi da spettatore quello che succede e lo ripeto. Rosemberg ha chiamato osservazione questo primo punto. Ma quello che l’altro dice o fa provoca un’inevitabile emozione dentro di me, che comunico e che costituisce il secondo punto della CNV. Basterebbe già solo applicare questi due primi passaggi per migliorare di molto le relazioni, togliendo l’aggressività dell’attacco verbale o l’ambiguità dell’adulazione. Rosemberg però va oltre e pone l’attenzione su un punto fondamentale: mentre ormai l’importanza dell’esprimere le proprie emozioni è da tempo riconosciuta e applicata nella formazione scolastica, specie del primo ciclo di istruzione, è raro sentire parlare del punto di origine delle emozioni che, come queste, è universale. Tale è il bisogno, presente in ciascun individuo di qualsiasi etnia, cultura, religione o condizione sociale; esprimere all’altro il proprio bisogno permette di raggiungere il grado più profondo dell’empatia e del riconoscimento della comune umanità. E’ anche il punto più difficile da comunicare, perché occorre essere coscienti dei propri bisogni: su questo manca un’educazione e addirittura un vocabolario per riuscire a nominarlo e che occorre imparare. Infine il quarto passaggio: fare una richiesta all’altro per contribuire a soddisfare il bisogno che gli ho appena esternato. Con una importante precisazione: la richiesta non è mai astratta, non riguarda cioè una dote morale, di cui l’altro è stato carente nei miei confronti. La richiesta è qualcosa di estremamente pratico, è una semplice azione specifica che l’altro può compiere subito, e che risolve immediatamente la tensione nella relazione in quella particolare circostanza.
Per chi volesse approfondire l’argomento o cominciare un percorso di formazione due indirizzi: Comunicazione Nonviolenta Italia e Svizzera italiana www.comunicazionenonviolenta.org, sito di formatori CNV italiani certificati; e Centro Esserci di Reggio Emilia, unico centro di formazione CNV in Italia riconosciuto da quello americanowww.centroesserci.it.

Lorenza Stimamiglio



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