CERNUSCO, GUZZON: RIFLESSIONE IN VISTA DELLE PROSSIME ELEZIONI

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L’ex sindaco di Cernusco Angelo Guzzon (a sinistra nel riquadro), oltre al prezioso contributo pubblicato nell’editoriale del numero 174 di luglio di D&F, ci ha fornito questa riflessione, utile in vista delle prossime elezioni amministrative cernuschesi del 3 e 4 ottobre, che in data odierna, 24 agosto, non hanno ancora i candidati alla carica di sindaco. 

Vorrei condividere con voi questo pensiero di Marco Fatuzzo, esperto di sistemi politici, che ho letto su una rivista. Il titolo è “Il difficile mestiere del sindaco” e credo calzi proprio a pennello con la nostra realtà di Cernusco.
E’ improprio definirlo “mestiere”. In realtà, è solo un mandato fiduciario a tempo, per il quale il sindaco riceve un indennità che, in molti casi, è inferiore ai ricavi della sua attività abituale che dovrà trascurare per un quinquennio. Lo scriveva già nel 1580 Michel De Montaigne: “Quella del sindaco è una carica che deve sembrare tanto più bella in quanto non c’è altro compenso che l’onore di esercitarla”.
È paradossale che, in vista di elezioni amministrative, si assista a un duplice atteggiamento: fra chi avanza da sè la propria candidatura a sindaco e chi, pure invitato a candidarsi da parte di terzi (partiti, movimenti, associazioni, espressioni organizzate della società civile) esita ad aderire alla proposta. Perché le sfide da affrontare sono enormi, impegnative irta di difficoltà: per le risorse disponibili -sempre più limitate a fronte dei bisogni concreti da soddisfare – e per i rischi (anche di natura penale) connessi all’esercizio della funzione. Se delle autocandidature c’è da diffidare, cosa diversa è l’adesione a un progetto realistico e ha un quadro valoriale che lo supporta nel quale ci si riconosca. In tal caso varrebbe la pena di valutarne la fattibilità. Seriamente. Mettendo a confronto la disponibilità personale, familiare è professionale con la chiamata (che, in quanto risposta una vocazione, include sfide e rischi) fare il sindaco è un’esperienza che si nutre di passione che può ridare dignità alla politica. Per Giorgio La Pira “le città sono vive”: non sono agglomerati urbani, ma comunità di persone. Esaltante essere chiamati a servirle.

Angelo Guzzon



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