Un altro Natale sta per arrivare con la fretta che assilla per le ultime compere, i regali da impacchettare e i preparativi per il pranzo in famiglia che deve adattarsi alle esigenze di vegetariani, vegani, intolleranti al glutine, al lattosio, ai glicemici, a chi è affetto da ipercolesterolemia e via dicendo. Un lavoraccio per chi se ne deve occupare, ma che alla fine vuol dire stare tutti insieme in un giorno speciale.
Ogni anno però c’è sempre qualcuno che ci prova a snaturare il senso del Natale, facendolo passare per una festa laica, eliminando dalle canzoni natalizie la parola Gesù, sulla scia di un episodio del 2023 accaduto in provincia di Padova. Quell’anno infatti in una scuola elementare di Agna alcune maestre sostituirono la parola Gesù con “Cucù, festa del cielo blu” per non offendere i bambini di altre religioni.
Come sempre ci sono i replicanti e quest’anno qualcuno ha voluto seguire la scia padovana. Così in una materna di Carate Brianza i canti natalizi sono stati solo quelli non religiosi, sempre per la stessa motivazione. Situazione analoga in una scuola primaria di Maglia in provincia di Grosseto dove alcune insegnanti hanno proposto una versione “neutralizzata” dei canti natalizi. In un’altra scuola primaria in provincia di Reggio Emilia la prima strofa della canzone Din Don Dan (versione italiana di Jingle bells) è stata modificata da “…aspettando quei doni che regala il buon Gesù” in “aspettano la pace e la chiedono di più”, mentre la seconda frase modificata è stata “oggi è festa ancor di più”, invece di “oggi è nato il buon Gesù”, scatenando le polemiche di alcuni partiti politici e di molti cittadini anche laici.
Nel periodo prenatalizio partono iniziative di singoli o di scuole che inevitabilmente “inquinano” il significato religioso di questa festività che è per l’appunto la nascita di Gesù. E lo si fa agendo sui più piccoli, non ancora in grado di contestare le scelte di certi adulti, ignari della contraddizione in cui cadono. Primo perché si parla di accoglienza ma non si vuole neppure nominare Colui che viene al mondo in questa giornata particolare. Secondo perché se si festeggia il Natale, che come quest’anno cade di giovedì, un motivo ci sarà pure e questo è appunto una nascita speciale, accolta da grandi e piccini. Altrimenti quale sarebbe il motivo di questa festa infrasettimanale?
Non si capisce bene se queste prese di posizione siano provocatorie o un desiderio di assurgere alla ribalta della cronaca o vogliano essere un iniziale tentativo di svolta epocale, nella convinzione che l’integrazione e l’accoglienza passino attraverso la rinuncia alle proprie tradizioni. Perché mai dovrebbe essere così? Perché dovremmo proporre un Natale laico per non offendere persone di culture e religioni differenti? Quale Paese rinuncerebbe alle proprie festività religiose o tradizioni locali in nome dell’inclusione?
L’inclusione passa attraverso il rispetto reciproco e l’accettazione di culture differenti non facendole proprie ma conoscendole, senza dover necessariamente rinunciare alla propria cultura, alle proprie tradizioni, ai propri valori nel timore (infondato) di offendere qualcuno. E nella tradizione del nostro Paese ci sta che il 25 dicembre si festeggi il santo Natale con tutto il significato religioso che porta con sé.
Buon Natale a tutti dalla redazione di Dentro&Fuori.
S.F.
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