CON UN PO’ DI BUON SENSO…

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“Ci siamo dimenticati del Covid19? Ci siamo dimenticati dei malati (non solo anziani) delle morti (non solo di anziani), dei sanitari che si sono sacrificati e hanno fatto turni massacranti per combattere questo virus sconosciuto? Sembra proprio di sì, guardando la movida nelle grandi e piccole città… Mi domando se coloro che non hanno mantenuto le distanze e sono stati senza mascherina, abbiano capito che questa pandemia, di cui si sa ancora poco, non guarda in faccia  nessuno e che un comportamento corretto equivale a salvare vite umane”.

Questo è il testo di una mail spedita alla nostra redazione lunedì 24 maggio.
Indubbiamente questa mail rivolta ai più giovani merita una riflessione. Non tanto per esprimere un parere personale, ma piuttosto per condividere uno di quei tanti pensieri che in questo tempo di stasi, penso un po’ a tutti, sarà capitato spesso di fare.
Inutile sostituirsi a virologi, politici o peggio agli influencer, ma piuttosto è bene ribadire quanto questa fase di transizione sia delicata e pertanto vada vissuta con altrettanta delicatezza, con attenzione e misura.
Inutile negarlo, vogliamo al più presto buttarci alle spalle questo periodo di dolore e angoscia, ma è altrettanto vero che, ora come ora, non conta l’io, ma il noi.
Io, io, sempre e solo io (senza tralasciare mio figlio, mio marito o quello che gira intorno alla mia vita…). Sarebbe opportuno ancora per adesso lasciarli un po’ in disparte e ragionare pensando alla collettività: è davvero necessario uscire di casa per andare a correre, pedalare, bere un drink in piazza la prima settimana di fine lockdown?
Il nostro io cosa risponderebbe? Certamente direbbe: ”Che male c’è, rispetto le regole, lo dice la legge, dopo 40 giorni di clausura…”.
Ma non dimentichiamo che non siamo soli nel nostro paese, su questa terra… Quel motto “Tutto andrà bene”, detto e scritto in tutti i colori e forme per darci conforto, era giusto uno slogan, allora?
Perché tutto parte da me e da me dipende la collettività.
E quindi stiamo ancora tutti chiusi in casa? Vogliamo far chiudere tutte le nostre attività commerciali e aggregative?
No, è qui che l’io dovrebbe capire che il buon senso non deve dare adito a situazioni di pericolo e maleducazione.
Dobbiamo avere allora ancora un po’ di pazienza; serve tempo per riprendere la vita di tutti i giorni a pieno regime.
Recuperiamo la serenità del quieto vivere, aiutiamoci dove possibile e usiamo di più il buon senso e meno i social sia per scrivere le peggiori cose che per condividere le foto delle nostre gite e le nostre corse quotidiane. C’è un tempo per ogni cosa: la movida può aspettare, piano piano dobbiamo ricostruire la nostra vita.
Se ora lo possiamo fare, è bene ringraziare chi ce lo ha permesso: i medici, gli infermieri, i volontari, le Forze dell’Ordine che hanno usato il buon senso, chi ha lavorato per mantenerci dei servizi, mettendo in gioco la propria vita…
L’unione fa la forza. Perchè il noi viene prima dell’io.

P.s. Mi sia permesso un ultimo pensiero post-emergenza Covid19… Non può essere additato il Coronavirus come unico colpevole e quindi alibi per eventuali fallimenti in campo scolastico, amministrativo o politico, nazionale e locale…
Ciascuno si prenda le proprie responsabilità sulle scelte intraprese prima, durante e dopo questi mesi.

D.V.



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