CORONAVIRUS, #IORESTOACASA

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I telegiornali hanno appena parlato dell’appello lanciato da alcuni artisti italiani “#iorestoacasa”.
Probabilmente questa iniziativa è partita spontaneamente dopo aver visto le immagini della movida milanese sul Naviglio e gli assembramenti in altre zone, che contrastano con le direttive emanate dal Governo. Sono settimane che si parla di Coronavirus, che in radio, televisioni e sui social intervengono esperti del settore o medici che si trovano in prima linea negli ospedali lombardi. Sono persone che stanno affrontando con grande impegno questo virus sconosciuto e veloce, richiamando nel contempo alla responsabilità individuale nella speranza di poterlo contenere,  perché al momento non sembrano esistere vaccini o cure specifiche.
Eppure i loro appelli non hanno raggiunto gli indifferenti, quelli che per mancanza di spirito di sacrificio o superficialità, ritengono esagerate le misure adottate. Forse pensano di non avere l’età, visto che il virus predilige “gli attempati” o semplicemente credono di essere immuni per il fisico forte, palestrato o abituato a fare sport. Comportamento questo che può solo determinare un possibile incremento dei casi, perché, come ci viene ripetuto, il Coronavirus è trasmissibile dalla vicinanza.
Riusciranno i nostri artisti con il loro appello a sfondare il muro di insensibilità sociale e far desistere i loro fan dall’assumere comportamenti dannosi per loro stessi, i loro famigliari, amici, parenti e l’intera collettività?
Là dove la scienza non arriva,  potrebbe forse arrivare l’umorismo ironico e graffiante del mondo dello spettacolo.

S.F.



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