In Italia ce ne sono meno, nel Sud qualche parrocchia ha dovuto difendersi persino dalla mafia e dalla camorra, eppure restano l’ultimo baluardo dell’educazione di questa Italia. E’ la tesi che accomuna le pagine di alcuni quotidiani di questi giorni.
Sono 2.300 gli oratori in Lombardia, 2.300 le associazioni sportive che vi operano, centomila i ragazzi accolti ogni anno in oratorio anche d’estate, con vacanze alternative, tornei e progetti come SocialCrew per formare giovani comunicatori. Luoghi gratuiti o a costi bassissimi, tenuti in piedi dai volontari, dove – come ricorda Antonio Ruzzo – un pallone, la spuma e poi tutti in campo con il don che arbitrava e faceva le formazioni.
Un campo spelacchiato dietro la parrocchia, tre contro tre, chi c’era contro chi c’era, radunati a voce e non con i messaggini su WhatsApp. Si giocava, si cadeva, ci si bisticciava e finiva lì. Oggi quella funzione è ancora più urgente. Lo spiega don Stefano Guidi, direttore della FOM, Federazione Oratori Milanesi, nell’intervista Gli adolescenti violenti? Abbandonati a loro stessi.
In un tempo di percezione di insicurezza urbana, l’oratorio non deve cedere a visioni apocalittiche, ma aiutare gli adulti a moderarsi e a rimboccarsi le maniche. Il suo ruolo è stare, accogliere, fare gioco e sport organizzato. E sull’integrazione dice una frase chiave: «Non ci siamo proposti di integrare nessuno, ci siamo trovati naturalmente a farlo». Perché l’oratorio è ancora uno dei pochi spazi sociali dove ragazzi italiani e ragazzi di famiglie migranti crescono insieme, come ha raccontato anche il libro Oratorio Italia di Alessia Ardesi.
Ed è qui che si inserisce la storia di Cernusco, che da oggi riapre le porte con Oratiriprende e che celebrerà il prossimo 21 ottobre i 70 anni di fondazione del suo oratorio. Un anniversario che racconta di una comunità intera passata da quel cortile. Un cortile che da luglio è tornato a nuova vita grazie al supporto di alcuni genitori che hanno donato tempo e lavoro per sistemarlo e renderlo più accogliente. Un gesto semplice, proprio come si faceva una volta: ci si rimbocca le maniche e si ricostruisce il Paese, mattone dopo mattone.
Un titolo di un articolo riportava: “Salviamo gli oratori, perché ci salveranno”. A Cernusco lo stanno già facendo. L’importante è mantenerlo vivo con spirito di collaborazione e accoglienza.
D.V.

