PRESIDENZIALI AMERICANE 2020

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Nelle ultime due settimane, negli Stati Uniti si sono svolte le convention dei partiti democratico e repubblicano.
Di cosa si tratta? Sono i congressi di partito che hanno lo scopo di nominare il candidato unico che se la vedrà con la fazione opposta alle elezioni presidenziali di novembre.
Durante le convention, che di solito durano quattro o cinque sere, prendono la parola numerosi speaker (esponenti dell’establishment di partito, vip o persone comuni). Gli obiettivi principali sono: convincere l’elettorato indeciso, scaldare la base del partito in vista della campagna elettorale (quest’anno le elezioni saranno il 3 novembre) ed elencare i possibili pericoli cui può incorrere il Paese qualora venisse eletto il candidato dell’altra fazione. Due i momenti più affascinanti: il roll call e il discorso di accettazione della nomina a candidato presidente. Il primo è un giro degli Usa in pochi minuti: i capi delegazione di partito di ciascuno dei 50 stati americani e dei territori controllati dagli Usa dichiara la nomina del candidato presidente, sulla base dei voti espressi all’interno della delegazione di quello stato. Un momento di vera e propria festa. Il discorso di accettazione è invece la chiusura della Convention, in cui il candidato esprime il suo programma politico e si prepara ai rallies, la campagna elettorale in vista delle elezioni di novembre.
Conosciamo meglio i candidati.
Per il Partito Repubblicano, la nomina è caduta sul Presidente in carica Donald Trump. Nonostante i recenti scivoloni sulla cattiva gestione dell’emergenza Covid e sulle violenze della polizia contro la popolazione afro-americana (caso George Floyd), è riuscito a risollevare il proprio indice di gradimento grazie all’accordo di pace firmato da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti. Un bel colpo per un presidente giudicato poco abile sullo scacchiere internazionale.

Per il Partito Democratico, la scelta è caduta su Joe Biden (ex vicepresidente sotto Obama). Nasce in Pennsylvania nel 1942 da una famiglia cattolica irlandese e cresce nello stato del Delaware. Studia legge e scienze politiche e, nel 1969, si iscrive all’albo degli avvocati. In quegli anni comincia la sua carriera politica nelle fila del partito democratico, entrando al Senato nel 1972, in rappresentanza dello stato del Delaware. Poco prima del Natale 1972, perderà la moglie Neilla e la figlia di un anno a causa di un incidente stradale. Un dramma da cui si riprenderà qualche anno dopo, nel 1977, quando sposerà l’attuale moglie Jill.
Rivestirà incarichi importanti tra gli anni ’80 e ’90, tra cui la presidenza della Commissione Esteri (durante gli attentati alle Torri Gemelle e delle guerre in Iraq e Afghanistan) e quella sul narcotraffico internazionale. Rimarrà senatore del Delaware fino al 2008, quando accetterà la nomina a vicepresidente con Obama, ruolo ricoperto fino al 2017. Un osso certamente duro e da non sottovalutare per il meno esperto Trump.

M.O.



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