TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA E LIBERTÁ LIMITATA

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Ha fatto molto scalpore un video della scorsa settimana, apparso anche su alcune reti televisive,  in cui compare un sacerdote che celebra Messa con alcuni fedeli.
Il video, diventato virale, ha diviso le persone in due schieramenti: i favorevoli al prete e i contrari.
Ecco i fatti: domenica 19 aprile nella chiesa di Gallignano, frazione di Soncino nel Cremasco, don Lino Viola ha celebrato la Messa festiva alla presenza di 14 persone più l’organista.
A un certo punto, probabilmente avvertiti da qualche cittadino, i Carabinieri sono entrati in chiesa, rimanendo dapprima sul fondo. Il sacerdote ha continuato a celebrare e un militare è salito sull’altare per far presente, disposizioni alla mano, che la Messa alla presenza di persone non si poteva celebrare.
Don Lino ha ribadito che quindici persone non erano un assembramento e ha parlato di abuso di potere, continuando la celebrazione.
Considerando che forse il giovane militare avrebbe potuto aspettare la fine della Messa, bisogna però dire che le regole valgono per tutti, anche per quei quindici presenti.
O tutti o nessuno… E in questo momento, è nessuno.
Le disposizioni governative non sono limitazioni alla libertà di culto o altro, ma precauzioni necessarie concordate con il comitato scientifico che sta monitorando la situazione della pandemia in Italia.
Il Papa stesso nei giorni scorsi ha ricordato di osservare le regole, un messaggio per chi insiste sulla riapertura delle chiese.
Purtroppo è un momentaccio, la gente è stanca e avrebbe bisogno di un supporto spirituale, oltre che di altri supporti  più materiali.
La chiusura delle chiese, come tutte le altre restrizioni (isolamento, distanziamento sociale, chiusura dei luoghi di assembramento) si è resa necessaria per evitare altri contagi trasmissibili dalla vicinanza tra persone. Le Messe oggi però si possono seguire stando a casa propria in collegamento streaming, skype, Youtube o televisivo e raggiungono anche anziani allettati.
Mai come in questa quarantena si è pregato tanto e in tanti. Basti pensare alle numerose catene di preghiere, rosari,  novene, immagini di santi, passate sui vari whatsapp dei cellulari. Si è affidato alla preghiera anche chi solitamente è refrattario al “fumo delle candele” o crede solo nell’uomo e nella scienza. Sono riaffiorate paure e incognite sul futuro e la fragilità ha fatto emergere il bisogno di credere e di sperare.
Rinunciare oggi, anche alla Messa domenicale, significa difendere  la vita, non solo la propria, ma soprattutto degli altri, i più deboli. Ma è giusto parlare di rinuncia  per il credente che sa che Dio è ovunque?

S.F.



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