Kempton Bunton vive a Newcastle, è un uomo pieno di ideali ed è stato in carcere per essersi rifiutato di pagare il canone televisivo. Nel 1961 ruba il ritratto del Duca di Wellington dipinto da Francisco Goya dalla National Gallery di Londra, primo e tuttora unico furto nella storia della galleria.
Dopo il furto, Kempton invia una richiesta di riscatto, scrivendo che avrebbe restituito il dipinto a patto che il governo inglese si decidesse a stanziare più fondi per la cura degli anziani. Kempton è sostanzialmente un uomo buono che vuole apparire onesto anche quando commette qualche crimine. Per questo nel luglio 1965 a Scotland Yard rilascia una dichiarazione scritta in cui ammette la sua colpa.
Nel processo che segue, Kempton viene difeso da un insigne avvocato che costruisce in modo molto ingegnoso la difesa dell’imputato. Sempre tenendo Kempton al centro della vicenda, il racconto allarga lo sguardo anche sul resto della sua famiglia. A poco a poco, conosciamo sua moglie Dorothy, principale fonte di sostentamento della famiglia con la sua misera paga di donna delle pulizie; il figlio Jackie, intenzionato a sposarsi con Irene, e il triste ricordo di Mariam, la figlia maggiore morta in un tragico incidente in bicicletta. L’evento apre una profonda ferita nei genitori e Kempton si rifugia sempre di più in un suo mondo immaginario dove scrive commedie che invia invano alle emittenti televisive. Così la sua parabola diventa quella di un cittadino fin troppo esemplare, non rassegnato a vedere che le persone siano o si sentano isolate. Un uomo comune sempre dalla parte dei fragili, dei più vulnerabili, un eterno ottimista, pronto a mettere qualche bastone tra le ruote dell’autorità costituita.
Diretto con scioltezza da Roger Michell, a rendere efficace e convincente il ritratto di questo uomo “indifeso”, è stato scelto un attore come Jim Broadbent, tra i più seri e rigorosi della scena cine-teatrale inglese contemporanea. A suo agio nei ruoli brillanti come in quelli drammatici, Broadbent ha restituito al meglio le sottili sfumature del personaggio, tra speranza, senso di impotenza, sapore di utopia. Accanto a lui, nel ruolo della moglie c’è Helen Mirren, attrice inglese di primissimo piano, una Dorothy provata dalla vita ma ancora in grado di reagire alle avversità. E’ un film di fronte al quale si sorride amaramente e insieme si riflette per la forte carica di positività che emana.
Il film è stato presentato fuori concorso alla 77ª Mostra internazionale di Venezia ed è uscito in sala il 3 marzo scorso con il ritardo dovuto alla pandemia.
Verrà proiettato al Cpo di Osnago di via Gorizia sabato 19 marzo alle 21 con il commento di Leonardo Strano, il 20 alle 18.15, lunedì 21 alle 21 in lingua inglese con sottotitoli in italiano e il 23 alle 21.
Per tutte le proiezioni è possibile acquistare online i biglietti fino ad un’ora prima della proiezione, scegliendo il posto e saltando la coda alla cassa. Sul sito www.parrocchiaosnago.it è presente la sezione con pulsante per accedere alla biglietteria online. Per chiedere informazioni scrivere all’indirizzo: salasironi@cpoosnago.it oppure telefonare al 3496628908.
S.A.

