L’EP DI MIMMO PESCE

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Il disco di cui vi parlarvi questo mese è dell’euforico napoletano, ma straoperativo a Milano, Domenico Pesacane, meglio noto come Mimmo Pesce. Sì, proprio quello di QSVS su Telelombardia, il comico, artista e commentatore del Napoli, che l’1 dicembre del 2017, ha  uno smart concept, che vanta tra le collaborazioni per composizione e testi, le firme di Vito Elia (noto nel mondo musicale per aver scoperto Annalisa Minetti, vincitrice di Sanremo nel 1998), e di Massimo Caso, noto chitarrista della band Santo California, che assieme ad Elia curerà solamente l’ultimo brano del disco ovvero Ciro a papà di cui parleremo più avanti.
Ma l’ep si apre subito con Testa di Calcio, canzone che strizza l’occhio allo ska, senza l’ausilio dei fiati, ma con un ritmato intervallare di suoni tra batteria e tastiera, che rendono questo pezzo gradevolmente vivace, non solo per l’arrangiamento, ma anche per la voce spensierata dell’ironico Domenico, che da buona testa di calcio qual è riesce a insaccare un suonds of goal, per dirla ironicamente, ma questo è solo l’inizio, perchè si prosegue con Napoli Campione.
Seconda traccia di questo audioritratto che evidenzia in toto l’amore di mimmo verso l’SSC Napoli o il Napoli soccer, com’è stato ribattezzato con l’era presidenziale di De Laurentiis, ma menzioni precise a parte, la ritmica dancettara e l’utilizzo molto probabile dell’autotune, fanno di questo brano una mini festa in musica, che non solo fa ballare e scatenare chi la canta e chi la ascolta. Tuttavia anche i tifosi napoletani che sperano in uno scudetto post-maradoniano; per far sì che arrivi ancora un distintivo sulla maglia azzurro partenopea, bisogna applicare alla lettera la terza traccia del cd ovvero, Capitone nella rete, una canzone che non ha bisogno di presentazioni, di cui pure i muri maestri e allievi sanno la melodia e le parole. Questo brano grazie a Telelombardia è diventato una piccola pietra miliare del suo repertorio, arricchito dalle sue citazioni fatte ai giocatori della sua squadra del cuore, durante le telecronache a QSVS, dove lo spasso è assicurato.
E’ con Ciro a papà; che si raggiunge, non solo il traguardo dell’album, visto che è l’ultimo brano presente, ma anche un elevato livello di arrangiamento, rispetto al testo che comunque orbita come gli altri attorno al mondo pallonaro, infatti parlando proprio della sonorità del singolo, colpisce e non poco il lavoro curato egregiamente da Elia e Caso, che secondo me, hanno messo insieme una struttura musicale che miscela, A te di Jovanotti, con gli assoli di sax del miglior Kenny G, musicista americano attivo dagli anni ’70, che, con i suoi brani strumentali impreziositi dalle sue improvvisazioni, ha creato dei capolavori sonori per momenti a volte romantici e a volte no.
Questo è il mondo di Mimmo Pesce, in quanto cantante, ovvero una sorpresa che va oltre i capitoni a cui siamo abituati, ma d’altronde se si dice che chi dorme non piglia pesci, con Domenico ne abbiamo almeno quattro senza andare a pesca, perchè non c’è amo migliore delle nostre orecchie, per far girare al massimo il mulinello presente nel nostro cervello, che scatena le emozioni, che solo la musica sa dare. Se quattro tracce non fanno un album, ma un mini ep, si può sempre apprezzarlo anche in questo modo, perché se con dischi da più di 20 tracce, può succedere che il troppo stroppia, a volte bastano anche quattro pezzi per ritrovarsi a dire, meglio poco ma buono, e con Mimmo, il pesce è buono e le lische si mettono a ballare, per far si che le orecchie possano assaporare, metaforicamente parlando, questo prodotto, e se De Andrè dice pure che Le acciughe fanno il pallone, allora buon ascolto, e che la festa abbia inizio.

 S.R.



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