SPECIALE SIGUR ROS, AGAETIS BYRJUN COMPIE 20 ANNI

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Oggi è il 12 giugno ed esattamente vent’anni fa usciva Agaetis Byrjun, il secondo album in studio della band islandese dei Sigur Ros, il titolo del disco è una parola islandese che tradotta in italiano significa: buon inizio; proprio come da copione la traccia che apre il cd, è un’intro soffice e sontuosa a metà tra un suono di un aereo e quello di un’ecografia, quest’ultima assolutamente in tema con la copertina dell’audioritratto; mentre la seconda traccia, Svefn-g-englar, che in italiano significa divano degli angeli se non mi sbaglio, esprime al meglio tutta la voglia di rock sperimentale che ha questo gruppo, con una canzone che con poco cantato e tanti suoni rilassanti come a immaginarsi di stare in un paradiso celeste a cavallo tra la vita terrena e quella dell’altra dimensione, insomma dura poco più di dieci minuti, ma se volete staccare la spina da tutto e da tutti, sicuramente è un pezzo che fa al caso vostro, ma veniamo alla terza traccia del compact ovvero, Starálfur; vuol dire fissare, per chi non sapesse l’islandese, dove la sperimentazione è forte, ma è altrettanto coraggiosa la voglia di eseguire suoni armoniosi, che rendono la traccia un altro capitolo curioso all’interno di questo album, che prosegue con la quarta, Flugufrelsarinn.
Una canzone dall’impatto spettrale, che vi farà sentire come sperduti in mezzo a un bosco, un brano decisamente insolito rispetto a quel che ascoltate per radio ogni giorno, ma che, potrebbe anche piacervi a seconda dei vostri gusti; Ný batterí, invece è la quinta canzone dell’album che significa, nuova batteria, in lingua italiana, dove la voglia di andare oltre si fa sentire e valere, tra il suono di un cembalo schiacciato da un’automobile e una batteria quasi ossessiva che accompagna le fasi più salienti della canzone, ma si sa, questo dimostra quanto i Sigur Ros, siano un gruppo che vale tanto oro quanto pesa, e anche qui la classe si fa notare; nella sesta, Hjartað hamast (bamm bamm bamm), il cuore batte forte, di nome e di fatto, e qui la sperimentazione rock si sposa con la classica, il jazz e il suono di tastiera a mo’ di hammond, per chi ha nel cuore i The Doors, ma il risultato che tira fuori questo brano è roba da veri intenditori, della serie, sentire per comprendere.
Viðrar vel til loftárása, settima traccia dell’audioritratto, invece parla della guerra in Kosovo, e la band cerca di comunicare questa cosa, non attraverso un testo, ma attraverso la musica, con una traccia tanto riflessiva quanto lunga, insomma sono circa dieci minuti di canzone, ma per un tema come questo, il tempo vale veramente la pena, per l’ascolto di questo piccolo capolavoro; l’ottava traccia, Olsen Olsen, invece rappresenta a pieno l’incrocio tra due stili di musica molto diversi tra loro, che se messi insieme con la giusta amalgama, posso diventare un punto di forza per ogni brano musicale che si voglia eseguire, ovvero, voci di coro, abbinate ad un’orchestra di musica tipicamente jazz, con tanto di finale, degno di una registrazione in presa diretta, tra spartiti che si sfogliano e chiacchiere dei coristi che parlano del più e del meno, insomma un’altra traccia vera e sincera, che mette al centro di tutto la genialità di questi artisti con la A maiuscola; la nona e penultima traccia, che è anche quella che dà il titolo a questo album, è una canzone dal ritmo rilassante e armonioso; accompagna il disco verso la sua chiusura, che con la traccia Avalon, porta il cd, alla sua ultima fermata, e questa decima e ultima traccia dei Sigur Ros ha una sonorità che all’inizio del brano sembra strizzare l’occhio anzi l’orecchio ad alcuni pezzi di Battiato, ma che in seguito mostra ancora una volta il lato più ruvido e sperimentale di questo gruppo, dove ogni suono, anche il più insiginicante, mostra sempre di essere eseguito con un’intelligenza fuori dal comune, cosa che in questi tempi musicali, è merce rarissima.
Questo è Agaetis Byrjun, dei Sigur Ros, un disco che oggi festeggia vent’anni dalla sua uscita, e che se uscisse oggi, non avrebbe lo spazio di essere scoperto e apprezzato, ma d’altronde stiamo parlando di un gruppo che non è nato in Italia, particolare da tenere sott’occhio, quando si parla di musica, soprattutto in chiave sperimentale; in compenso per il prossimo mese ci sarà una sorpresa che vi stupirà; stay with us…

S.R.



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