E’ stato nel 2007 : ci aveva invitato padre Jack Viscardi ma quel giorno ad aspettarci a Platì c’era Padre Emanuele Maggioni.
C’erano volute due ore per arrivare da Soverato (Catanzaro) alle prime pendici dell’Aspromonte dove si trova Platì.
Non avevo molta confidenza con padre Emanuele, ma devo dire che l’accoglienza fu molto molto calorosa.
Ci fece trovare la tavola imbandita e un’ottima pastasciutta per tutti.
Anche se eravamo in tanti perchè con noi c’era oltre a mia suocera e mia nipote anche i miei vicini di casa di Cernusco Dino Nobili con la moglie.
Parlammo subito di ‘ndrangheta e di come padre Emanuele se la cavasse a vivere in quel posto.
Era molto sereno e coraggioso nell’affrontare la situazione del paese e ci raccontò la vicenda della farmacia i cui gestori minacciati chissà da chi avevano deciso di chiuderla e se ne erano andati.
Così Platì era rimasta senza farmacia!
Padre Emanuele affrontò il problema dal pulpito la domenica dopo scagliandosi contro coloro che così facendo avevano privato il paese di un servizio essenziale.
E si chiedeva sempre dal pulpito chi mai potesse essere così “stupido” da fare il danno del suo paese.
E mentre dal pulpito faceva queste domande un chierichetto gli faceva dei gran cenni e a gesti sembrava dirgli “ma come, non lo sai ? E’ la ‘ndrangheta.”
A Platì per una ventina d’anni tutte le Amministrazioni comunali elette sono stata sciolte per condizionamenti mafiosi.
L’aspetto del paese era anche normale ma la cosa inquietante è che tutti i cartelli stradali erano perforati da colpi di pistola “come colabrodi”.
Da Platì la strada poi saliva verso un passo dell’Aspromonte.
Padre Emanuele salutandoci tentò di sconsigliarci di fare quella strada, ma noi la facemmo ugualmente: una strada che ricordo ancor oggi con paura.
E facendola pensavo a quei due missionari cernuschesi che dopo tanti anni di Africa avevano ancora il coraggio di affrontare le nuove e diverse difficoltà di questi paesi.
Antonio Conrater


