Anche due giovani cernuschesi hanno partecipato al Giubileo dei Giovani che si è tenuto a Roma dal 28 luglio al 3 agosto e che sono ritornate alle loro case con la consapevolezza di aver vissuto dei momenti intensi umanamente e spiritualmente come si percepisce dalle loro parole.
«Penso che la partecipazione a un’esperienza unica e profonda quale è stato il Giubileo dei Giovani, sia una di quelle esperienze in grado di cambiare nel profondo anche le persone più insensibili; è infatti impossibile pretendere di rimanere impassibili davanti al milione di persone che ha partecipato alla Veglia di preghiera alla spianata di Tor Vergata con il Papa e alla Messa finale del giorno successivo, sempre presieduta dal santo Padre. Essere presenti a una manifestazione così grande con centinaia di migliaia di persone provenienti da culture diverse ma che tuttavia condividono non solo la fede, ma anche tutti i dubbi e le insicurezze che inevitabilmente scaturiscono nelle generazioni più giovani quando si tratta di affrontare la realtà attuale ha restituito un senso di appartenenza comune che non mi era mai capitato di provare in precedenza – ha raccontato Giulia Raponi – Il Giubileo tuttavia è stato in grado di lasciare il segno anche attraverso le esperienze più semplici, come la gioia e l’accoglienza dei bambini e degli anziani della casa famiglia e della RSA che abbiamo visitato durante la giornata dedicata alle attività di prossimità; o ancora, nella tranquillità dei momenti di riflessione che si sono svolti nell’arco della giornata penitenziale».
«Nel primissimo momento di riflessione, che abbiamo avuto nel nostro piccolo gruppo, mi sono accorta che i sentimenti che prevalevano maggiormente, che ci accompagnavano a Roma, erano l’angoscia e la stanchezza. Fin da subito mi sono sentita compresa da persone conosciute da poco. Ci siamo riconosciuti gli uni gli altri grazie a un vissuto simile. E ciò non è scontato: sapere che c’è qualcuno che ti capisce anche senza bisogno di parlare riesce a darti una forza molto grande. Poi quel gruppo si è trasformato ed è diventato il nostro gruppo in mezzo a tanti altri provenienti da tutto il mondo – sono le parole di Michela Riva – Il Giubileo secondo me ci ha permesso di uscire dalla routine a cui eravamo abituati riscoprendo la potenza delle emozioni autentiche, la bellezza delle semplici cose e la naturalezza della condivisione. Tra i momenti più forti, oltre alle tante parole ascoltate, lo scambio della pace in piazza San Pietro. Invitati dal cardinal Zuppi abbiamo infatti provato a concretizzare il sentimento di pace abbracciando, prendendoci il giusto tempo, le persone a noi accanto e non solo. Questo ci auguriamo e speriamo di poter portare a casa: una maggiore apertura a chi ci è accanto ed essere in grado di contagiare il mondo con la nostra gioia in ogni contesto».
Un’esperienza dunque intensa, sicuramente consigliata ai giovani di domani che non si è però conclusa lasciando la Capitale. Ci saranno infatti altre occasioni di comunità tutte da scoprire e vivere.
M.C.


