CERNUSCO, IL PARROCO SULLE ATTIVITÀ DELL’ORATORIO

In occasione della pubblicazione dell’informatore parrocchiale, don Alfredo Maggioni si è rivolto con un messaggio ai cernuschesi in merito al tema delle attività dell’oratorio San Luigi per i prossimi mesi con una riflessione sul ruolo sociale, educativo e spirituale, ma anche laico, che ha avuto in questi anni.

Il forzato rallentamento delle attività in questo tempo, ci ha permesso una attenta riflessione sul lavoro svolto per così tanti anni nella formazione dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Non abbiamo nessun intento celebrativo da comunicare, anche se, forse, l’ambiente (inteso come persone) lo merita. Una constatazione però è sotto gli occhi di tutti (gli onesti pensatori). L’oratorio ha lavorato intensamente per anni (15 anni di lavoro, non qualche ora di chiacchiera) per l’educazione delle realtà giovanili del territorio.
È stata un’educazione libera, che ha formato i ragazzi perché volassero nella vita (non prigionieri di vecchie, stupide e fallimentari ideologie); è stata un’educazione gratuita, perché non ha portato nessun vantaggio economico all’oratorio stesso e men che meno alla parrocchia, che ha finanziato e sostenuto tutte le attività, coprendo i buchi che non potevano essere sostenuti da altra istituzione. Siamo contenti del lavoro fatto e appagati dai risultati e per nulla indeboliti nell’animo da questo tempo, che ci ha costretto a cambiare i metodi, fino quasi a rinnegare la nostra identità, che è fondata su un principio di comunione e di incontro.

Abituati a non tirarci indietro, per la grande passione per l’attività educativa (e non per risposta alle proprie frustrazioni, o al bisogno di emergere, o per mancanza di alternative nel fare qualche cosa), in questi quattro mesi abbiamo lavorato, cercando la sintonia con la realtà e con le persone, nell’interesse primo ed unico della nostra gioventù. Non abbiamo creato alcuna difficoltà, non abbiamo dettato condizioni, non abbiamo preteso nulla. In questo contesto delicato, non ci sorprende il fatto che nel 2020 si parli ancora di una educazione laica, intesa come una educazione sterilizzata, dove siano escluse componenti fondamentali della persona, della sua integrità e del suo valore: diventa tutto più facile da gestire, soprattutto se a essere accantonata è la componente spirituale (che richiede un grande dispendio di energie). Senza di essa, la persona diventa più facilmente manovrabile.
Il termine laikos all’origine significa “del popolo”, per il bene del popolo, ben lungi dunque dal contenere un riferimento confessionale. In questo senso il nostro oratorio è laico, attento ai bisogni del popolo e alla necessità di uno sviluppo integrale della persona. Lo hanno capito bene i tanti tanti mussulmani e non, che in questi lustri hanno usufruito del servizio e goduto per la rispettosa accoglienza. Naturalmente non abbiamo mai abdicato al nostro “valore specifico”, cosa che – sorprendente e comica – sembra turbare la serenità di molti. Perché non vi rinunciamo? Perché è “specifico” (cioè ci qualifica), ma non è “aggiunto” (quasi una cosa di cui si potrebbe fare a meno). Come un lanciatore del giavellotto non potrebbe rafforzare solo il braccio, dimenticandosi del resto del corpo, così la complicazione del vivere questo tempo, non può portarci a scegliere scorciatoie, che sacrifichino ancora l’attività educativa. La storia ci presenterebbe un conto salato.
L’oratorio non sa quale possa essere la scelta migliore oggi, perché la sua fede è in Dio, che non fornisce magiche sfere di cristallo.
Non comprendendo neppure cosa possa essere chiesto e atteso dalle famiglie, abbiamo formulato una proposta per i ragazzi delle medie, in sintonia con l’Amministrazione comunale, nell’unico e totale interesse delle famiglie stesse.
La proposta è piena di punti interrogativi, perché tutti dipendiamo da norme che, prese letteralmente, ci porterebbero verso il fallimento sociale. Giuste o no, che siano. Ma chi è autorizzato ad interpretarle?
Ci impedisce di pensare anche la costante agitazione della bandiera della responsabilità, quasi non l’avessimo mai portata. È qui che ti viene il dubbio: che, cioè, in un momento nel quale abbiamo scelto (seppure costretti) di tenere chiuso per prudenza, qualche frustrato e antico pensiero stia lavorando per murarci dentro.

don Alfredo 



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