CERNUSCO, INCONTRO SUL FEMMINICIDIO

È iniziata venerdì 4 novembre la serie di incontri organizzata dalla Consulta politiche sociali con il patrocinio del Comune di Cernusco Lombardone, nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre.
Come puoi chiamarlo amore? è l’incontro che si è tenuto presso la biblioteca di Cernusco con la partecipazione del capitano Domenico Cerminara comandante della compagnia Carabinieri di Merate e di Serenella Pesarin, presidente della Consulta Politiche sociali, i quali hanno sollecitato il pubblico intervenuto numeroso a capire e a riflettere sulle origini e le ragioni del femminicidio.

Presenti per l’Amministrazione comunale il sindaco Gennaro Toto, l’assessore Daniela Fiocchi e il consigliere Antonio De Luca. La serata è iniziata con un breve intervento dell’assessore alla Cultura Pietro Santoro al quale è seguita la presentazione, da parte dell’Assessore alle Politiche sociali Renata Valagussa, del capitano Cerminara che ha lavorato presso il Comando generale di Roma e presso il Nucleo operativo di Firenze, e della Pesarin, sociologa, psicologa, psicoterapeuta con numerose specializzazioni. Nel suo ricco curriculum si annovera l’incarico di direttore dell’Istituto penale minorenni a Catanzaro e Torino e di dirigente del Centro per la Giustizia minorile per il Piemonte e Valle D’Aosta… Dal 2004 a oggi è direttore generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari presso il Dipartimento Giustizia minorile del Ministero della Giustizia.
Presa la parola, il capitano ha illustrato tutti i passaggi giuridici che hanno portato a far uscire la donna da quel retaggio culturale che l’ha sempre definita la parte più debole, la meno importante… Ecco allora che si inizia a parlare del fenomeno del femminicidio nel lontano 1960 quando il 25 novembre vengono stuprate, torturate e uccise tre sorelle domenicane (da questo episodio venne istituita la giornata internazionale), nel 1979 in Italia avviene il primo processo per stupro ripreso dal vivo dalle telecamere Rai dove si ricorderanno le parole della difesa contro la vittima “avete voluto la parità?… se anziché la gonna avesse avuto i pantaloni…”. Luoghi comuni che continuano tuttora! Nel 1993 l’Onu definisce la violenza contro le donne come qualsiasi atto di violenza di genere, nel 1996 in Italia viene approvata la legge sulla violenza sessuale, mentre la convenzione di Istanbul del 2009 è il primo documento internazionale in cui si stabilisce la linea guida per contrastare la violenza di genere. Nel 2013 arriva in Italia la legge sul femminicidio dove entrano in gioco la prevenzione, la protezione e la persecuzione; è invece del 2019 il Codice rosso nato in seguito alla denuncia fatta dalla corte europea all’Italia dovuta al mancato intervento su una donna che aveva chiesto aiuto e alla quale venne ucciso il figlio.
«Ora c’è una base giuridica da cui partire – ha concluso Cerminara – il mio consiglio è quello di denunciare sempre, di venire da noi perché è importante avere un confronto con persone che possono avere un certo distacco dalla situazione. Si sono fatti molti passi in avanti, ma non può più essere solo un problema della Polizia, occorre costruire una rete intorno a queste persone ma anche una mentalità diversa e, partendo dalle scuole organizzare degli incontri».
I dati citati a livello nazionale sono allarmanti, nel biennio 2019-2021 sono calati i reati sulle persone ma sono aumentati quelli di genere e i due terzi avvengono tra le mura domestiche.
«La speranza è che si possa non parlare più di questo fenomeno – ha concluso – come Forze dell’Ordine non possiamo prevenire tutti i casi, ma chi denuncia ha la possibilità di uscirne».
«Questi momenti di incontro formano una comunità e ci spiegano perché succedono questi fatti – ha esordito la Pesarin – nel femminicidio si uccide una donna perché è donna, la figura maschile non riconosce più il suo ruolo, subentra la gelosia».
La presidente della Consulta lo ha definito un tema delicato perché va dentro l’anima e nel suo intervento ha evidenziato le figure che si muovono all’interno del femminicidio: la donna che si attribuisce le colpe, che vuole fare la crocerossina (cambierà prima o poi) e l’uomo che esercita la sottocultura del possesso che è narcisismo. L’uomo che ammazza non sopporta la separazione e ha avuto un passato di sofferenza nella maggior parte dei casi. L’invito finale rivolto ai presenti è stato quello di non girarsi dall’altra parte, di attivare le tecniche di difesa tirando fuori le emozioni e anche lei ha sottolineato l’importanza di creare una rete che possa essere di supporto alle donne.
La serata si è conclusa con i ringraziamenti finali ed è stato dato appuntamento per l’incontro di venerdì 11 novembre dal titolo Rompere le regole – Giovanna D’Arco, che sarà tenuto dall’assessore alla Cultura Santoro e dall’associazione L’altra metà del cielo.

M.C.

 



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