CERNUSCO, INTERVISTA A PADRE SANDRO NAVA CHE LANCIA UN APPELLO

Padre Sandro Nava, (nella foto), missionario della Consolata, 74 anni, ha trascorso in Italia il mese di ottobre e ripartirà per la Tanzania nei prossimi giorni; da inizio dicembre si trasferirà nel nord del Kenya, a Wamba, dove sarà chiamato a far ripartire da zero l’ospedale locale. Prima della ripartenza ci racconta questa nuova sfida.

Come mai andrà al Wamba Hospital?
Mi manda l’istituto che vuole che andiamo in questo ospedale, anche su richiesta di monsignor Hieronymus Joya, vescovo della diocesi di Maralal e missionario della Consolata, che ha scritto con insistenza che vi andassi con la dottoressa Manuela Buzzi.

Com’è la realtà di Wamba?
Wamba è un villaggio che si trova nella savana del distretto di Samburu a 400 km a nord-est di Nairobi. Nel 1969 il monsignor Cavallera aveva cominciato a intensificare l’evangelizzazione nel nord del Kenya e il dottor Prandoni, con i padri della Consolata, ha voluto investire per fare qualcosa di importante e ha creato questo ospedale ex novo che, col tempo, ha avuto numerosi volontari ed è cresciuto parecchio. Un ospedale che così è fiorito nel tempo ed è diventato uno dei più importanti del Kenya anche con una pista d’atterraggio per piccoli aerei. Prandoni è invecchiato e così l’ospedale è passato dalla diocesi di Marsabit a Maralal; con il tempo si è verificato un decadimento fino alla sua chiusura nel 2022. Adesso è riaperto ma senza un ecografo, la macchina per i raggi x, con la farmacia semivuota e l’impiantistica dell’acqua totalmente da sistemare è difficile ripartire. C’è un solo generatore che funziona e c’è solo un pozzo dell’acqua funzionante, rispetto ai cinque iniziali, ma l’acqua è salata e imbevibile. Tutto va rifatto, quindi ci vogliono dei grandi investimenti.

Con che animo ci va?
Devo essere sincero, vado per obbedienza e perché nessuno ha accettato di andare a Wamba; riconosco che sarà una… missione impossibile, in una condizione peggiore rispetto alle due realtà ospedaliere che ho intrapreso nel passato.

Quale sarà il bacino d’utenza?
Ci sono 500.000 abitanti con missioni anche lontane con anche tribù seminomadi che va a comprendere anche il bacino del lago Turkana una cui sponda è vicina al Sudan. Si trova per giunta in una zona arida a ridosso del deserto del Chalbi. Questa è vera Africa, in mezzo alle tribù dei Samburu e dei Turkana con la presenza di animali selvaggi. Se la gente ha bisogno di una risonanza magnetica o di una tac deve fare centinaia di chilometri e le strade non sono asfaltate. Credo che questa sarà la mia ultima missione in Africa; qualcuno mi dice che è un suicidio, ma non mi abbatto e vedremo quello che sarà.

Cosa succede al Makiungu hospital?
Andrà avanti benissimo perché c’è un gruppo di lavoro di giovani e del posto che è stato formato e che porterà avanti il tutto. Ci sono medici specialisti tanto che arrivano anche da lontano per curarsi. Continuerò, se necessario, a fornire la mia assistenza tecnica.

E come ripartirà da Wamba?
Me lo domando da giorni; vediamo in base anche alle mie condizioni di salute perché l’età avanza anche per me, e dagli aiuti che riceverò. Lo stemma di questo ospedale è la rosa del deserto, quindi vogliamo far fiorire questa rosa. È la prima volta in cui espressamente chiedo contributi e per questo lancio un appello anche a imprese e Multinazionali del territorio perché tutto quello che raccoglieremo adesso andrà per questo progetto, per ricostruire la struttura; per i primi dieci mesi l’obiettivo è di creare un nucleo ospedaliero basico, per mamme e bambini con i reparti di ginecologia, ortopedia e medicina generale e poi man mano costruire ciò che mancherà. Vediamo se sarà necessario una sorta di convention, radunando tutti coloro che vogliono aiutare e contribuire alla crescita e alla rinascita di questa struttura.

Come sarà il ritorno in Tanzania?
In questi giorni da mercoledì 29, dopo le votazioni, c’è in atto un’agitazione che ha portato a centinaia di morti e scontri; molti voli sono cancellati e gli aeroporti sono blindati e danno fuoco alle auto e perfino a i distributori di benzina e alle ambulanze. Per questo ho spostato di qualche giorno la mia partenza. Preghiamo per la pace, ce n’è bisogno anche in Tanzania.

D.V.

Donazioni
– personalmente in questi giorni
– Bonifico Intesa San Paolo IBAN: IT69 F 03069 09606 100000124201 intestato a Fondazioni Consolata Ets
– c/c postale: n° 33.40.5135 intestato a Fondazioni Missioni Consolata ets,  Corso Ferrucci 14 – 10138 Torino

Causale: Erogazione liberale per padre Alessandro Nava – Wamba  hospital (Se la causale non viene indicata, la donazione non ci viene accreditata. Le donazioni sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi) p.alesandronava@wambahospital.com oppure tramite WhatsApp 3392938623 o +255754372769 oppure sms 3338160665.

 



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