CERNUSCO, LA SCOMPARSA DI LUISA VIGANÓ

Se n’è andata il 4 aprile scorso, Luisa Viganò (sopra nella foto), primo medico donna di Cernusco. Da due anni, dopo la rottura di una gamba,  era ricoverata a Villa Cedri a Merate.
Nata il 26 luglio 1926 a Villasanta, prima di sei figli (quattro sorelle e due fratelli) era legatissima alla sua famiglia e ai fratelli verso cui, essendo la maggiore, si sentiva responsabile. Appassionata di montagna, di percorsi attrezzati e trekking si recava spesso in Alto Adige, sua meta preferita. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita a Pavia, è arrivata in paese intorno alla metà degli anni cinquanta, affiancando per un certo periodo il dottor Mario Gatti, (l’indimenticabile “dutturon”) che aveva la condotta di Cernusco-Montevecchia. Abitava negli appartamenti di villa Lurani, affacciati su piazza della chiesa, trasferendosi nel villino Luigi dopo il matrimonio con Franco Caputo, che faceva parte della Polizia stradale. In questo incontro c’è lo zampino del destino perchè pare che un giorno Franco, di pattuglia sulle strade del cirondario, abbia fermato per un controllo l’auto su cui viaggiava Luisa, allora una delle poche donne al volante. Da lì è iniziata la loro frequentazione, sfociata nel successivo matrimonio da cui è nata Paola e il piccolo Raffaele, purtroppo non sopravvissuto. Fu un grande dolore per la coppia cui partecipò l’intero paese. Infatti la dottoressa, come tutti la chiamavano ormai, si era fatta conoscere e apprezzare. Carattere forte e determinato, necessario in quegli anni per farsi strada in una professione al maschile, occhi verdi e sguardo intenso, Luisa Viganò in paese ha portato quell’aria nuova necessaria per ribaltare schemi fin troppo consolidati. Nelle ore di pausa, la si vedeva al bar di Pierina Biella, con cui aveva un buon rapporto, a bere il caffè e a scambiare quattro chiacchiere con i frequentatori, che erano anche suoi pazienti.
Luisa era attivissima e oltre alla famiglia e al lavoro, è stata socia fondatrice della Polisportiva Cernuschese, adoperandosi per organizzare i corsi di nuoto dei ragazzi alla piscina di Bergamo. Aveva due mani d’oro e si rilassava facendo l’uncinetto e ricamando e i suoi lavori venivano esposti alle mostre di beneficienza per raccogliere fondi sia per la Lega Tumori, per il restauro della chiesa di Montevecchia o altro.
«Era molto devota alla Madonna e donna di grande fede» ci dice Pinuccia Biella  che  accompagnata dalla figlia Paola andava a trovarla durante il ricovero a villa Cedri.
«Ricordo ancora quella volta in cui mi chiese se potevo tener compagnia alla piccola Paola perchè era stata chiamata per una visita urgente a Montevecchia. Ricordo che salii nel sedile dietro a fianco della bambina sistemata nel baby pullman, mentre lei guidava per andare dal paziente. Anch’io la chiamavo spesso per mia madre e non si tirava mai indietro, neppure di notte».
Ce lo conferma anche la figlia: «Ricordo quando in pieno inverno con la neve doveva correre in Valfredda, si svegliava anche mio padre e la accompagnava per non lasciarla andare da sola con quelle strade. Mia mamma era una donna forte che ha fatto tanto e dedicato molto alla sua prefessione. Non si è mai tirata indietro. Era la persona giusta per fare il medico. Non mi aspettavo che se ne andasse adesso, ma quando mi hanno avvertita, sono riuscita a fare una videochiamata con lei e ho capito che era alla fine, perchè ho visto lo stesso sguardo di mio padre prima di morire».
E’ un brutto periodo per tutti e nessuno dei suoi pazienti ha potuto accompagnare la “dottoressa” nel suo ultimo viaggio. Ma è difficile per chi l’ha conosciuta poterla dimenticare.

S. F.



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